ROMA – Festa del lavoro o festa dei lavoratori signifca anche Inno del Primo Maggio. L’autore si chiamava Pietro Gori e scrisse il testo in una cella di San Vittore a Milano ove era recluso in regime di carcerazione preventiva nel 1892, cosa che puntualmente avveniva alla vigilia d’ogni Primo Maggio in quanto schedato come pericoloso agitatore anarchico. Degno sottofondo musicale le immortali e struggenti note del Va Pensiero, dal coro del Nabucco di Giuseppe Verdi.

Ernesto Antonio Pietro Giuseppe Cesare Augusto Gori (Messina, 14 agosto 1865 – Portoferraio, 8 gennaio 1911) è stato un anarchico, giornalista, avvocato, poeta, scrittore e compositore italiano. Oltre che per l’attività politica è ricordato come autore di alcune tra le più famose canzoni anarchiche della fine del XIX secolo tra cui: Addio a Lugano, Stornelli d’esilio e La ballata di Sante Caserio.

Vieni o Maggio t’aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol

Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto

matura
a la vasta ideal fioritura
in cui freme il lucente avvenir

Disertate o falangi di schiavi
dai cantieri da l’arse officine
via dai campi su da le marine
tregua tregua all’eterno sudor

Innalziamo le mani incallite
e sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni de l’ozio e de l’or

Giovinezze dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai petti il coraggio e la fè

Date fiori ai ribelli caduti
collo sguardo rivolto all’aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor

al veggente poeta che muor
che muor che muor ♫

Supporto audio: Canzoniere Internazionale – Gli anarchici 1864-1969 (1973 Cetra Folk).