Dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma.

Le provocate e richieste dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma, hanno scatenato l’esultanza di una gran parte di cittadini che nei social network hanno mostrato la loro euforia. Si e’ dimesso per cinque o sei cene, per gli scontrini che lui stesso ha reso pubblici ma che si sono rivelati pieni di incongruenze, e che hanno amplificato il fragile sostegno che politicamente aveva in Campidoglio.

Eppure qualcosa di buono aveva tentato di farlo. In questo senso puoi leggere gli articoli “Roma: Marino lincenza un dipendente del Comune che timbrava e poi si assentava dal lavoro” e “Mafia Capitale: Sindaco di Roma Marino rimuove Politano da responsabile della Trasparenza“.

A cantare vittoria sono i grillini che subito hanno chiesto ai cittadini romani di metterli alla prova nella prossima amministrazione comunale: «Metteteci alla prova», appare sulla pagina Facebook del Movimento Cinque Stelle. Ma la deputata M5S Roberta Lombardi ha gia’ avvisato che «né io, né Di Battista ci candideremo. Roma è ostaggio del Pd a due mesi dal Giubileo». In effetti, a vedere questo grafico di termometro politico, M5S e’ il preferito in questo momento:

Dopo Marino: Il vincitore se si andasse a elezioni subito? Il M5S

Se Marino non ci ripensa (la legge gli regala 20 giorni per ritirare le sue dimissioni) il nuovo sindaco di Roma si votera’ a maggio 2015 insieme a Milano, Napoli, Torino, Cagliari e Bologna.

Il messaggio di Ignazio Marino con le dimissioni da sindaco di Roma.

“Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme.

In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi.

Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito.

Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni.

Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere.

Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio”.