La parola fine sul caso Moggi (Juventus) e la "Rubentus".

Nove anni dopo la Cassazione mette la parola fine al processo su Calciopoli che nel 2006 scatenò un terremoto devastante per il calcio italiano, con la Juventus (che in molti anche per questo caso la chiamano Rubentus) terminata in Serie B. Le motivazioni espresse dalla Suprema Corte sul processo terminato lo scorso 23 marzo non lasciano spazio per nessuna obiezione sul caso Luciano Moggi. La sentenza 36350 con quasi 150 pagine depositate nella giornata di ieri.

Ricordiamo che la prescrizione ha salvato gran parte degli imputati del processo calciopoli, con la sentenza della Cassazione del 23 marzo. A salvare quasi tutti e’ stato il fatto che quasi la totalità dei reati erano stati dichiarati estinti e annullati senza rinvio. Tra questi anche Luciano Moggi, Antonio Giraudo e gli arbitri Paolo Bertini e Antonio Dattilo. Mentre l’arbitro Massimo De Santis è statao l’unico imputato di Calciopoli ad essere stato condannato.

Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia la frode sportiva in favore della società di appartenenza (la Juventus) e ha sconvolto il sistema calcio screditandolo in modo inimmaginabile […] Più che di potere di Luciano Moggi si deve parlare di uno strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici e ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta“.

Assieme ad altri imputati, Luciano Moggi è stato “l’ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse).

L’ex dg della Juve esercitò un’irruenta forza di penetrazione anche in ambito federale”. Viene spiegato come “Moggi abbia commesso sia il reato di associazione per delinquere, sia la frode sportiva in favore della società di appartenenza (la Juventus)” ottenendo “vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sé davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)“.

La Cassazione spiega chel’associazione per delinquere diretta da Moggi era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, Pairetto o Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta“.

Dai giudizi che l’ex dg bianconero esprimeva in tv e sui mediapotevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate […] Moggi aveva una poliedrica capacità di insinuarsi, sine titulo, nei gangli vitali dell’organizzazione calcistica ufficiale (FIGC e organi in essa inseriti, quali l’AIA)“.

Fonte articolo di Eurosport.