NUOVI CONTENUTI GOOGLE – un nuovo Istituto di Cultura nato dalla collaborazione di Google con musei e altre istituzioni culturali, che all’inizio di novembre ha visto l’entrata nel team della Freer-Sackler.

All’inizio di questo mese la Freer-Sackler, dello Smithsonian Museum of Asian Art, è diventato uno dei 17 partner che collaborano con Google nel progetto chiamato “Cultural Institute“. Presentato come un’iniziativa volta a promuovere “la storia online della cultura e dell’arte”, il sito offre la visione sul contenuto in gran parte inedito degli archivi: lettere, foto, video, manoscritti ed altro.

In un certo senso questo nuovo progetto, nella lista che comporende Art Project, Dead Sea Scrolls, La France en Relief, Le Pavillon de l’Arsenal, Nelson Mandela Centre of Memory, Versailles 3D, World Wonders, Yad Vashem, completa il progetto Google Art implementandolo con la storia, oltre l’arte.

Dei 17 partner, la Freer-Sackler è l’unica galleria d’arte, ed è l’ultima in ordine cronologico ad aggiungersi alla lista.

Tra gli altri collaboratori al progetto Google, figurano Getty Images, i Musei di guerra imperiali, la collezione di foto LIFE, la Casa di Anna Frank, l’Auschwitz-Birkenau State Museum, e il Museo di Storia polacca. Tutti partner sono elencati sul sito, disponibile in 23 lingue, tra cui ovviamente l’italiano. Sito di non facilissima navigazione, ma ricchissimo di materiale.

L’archivio della Freer e Sackler ha contribuito con circa 74 pezzi storici di una collezione di fotografie donata agli archivi nel 2010 dal nipote di Alice Roosevelt, Joanna Sturm. La piattaforma online permette agli utenti di visualizzare i metadati che accompagnano ogni immagine e la capacità di vedere i dettagli delle immagini grazie ad una sorta di zoom.

L’ambizioso progetto Google Cultural Institute si prefigge di preservare e promuovere la cultura online.

Il progetto Google potrebbe anche essere ampliato, attingendo agli archivi di altri musei, come il Metropolitan, il MAE-Boston, e altri, che hanno partecipato a spedizioni archeologiche in Egitto e nel Medio Oriente nel 20esimo secolo.

La digitalizzazione del materiale, laddove non fosse presente, potrebbe essere incentivata, e la quantità di dati disponibile a livello globale, praticamente incommensurabile.

Ma il sito, come già detto, per quanto graficamente accattivante, per ora non fornisce la possibilità di una navigazione del tutto agevole.

Del resto, il progetto è ancora in fase di sviluppo: come spiega direttamente Google: “Grazie a un team di tecnici specializzati, Google sta sviluppando strumenti che consentano di raccontare il passato del nostro eterogeneo patrimonio culturale e di renderlo accessibile in tutto il mondo”.

Si può accedere al Cultural Institute di Google, e a tutte le informazioni su di esso e sui suoi contenuti, direttamente dalla home page del motore di ricerca.
Sotto allo spazio per la digitazione, dopo le due caselle “Cerca con Google” e “Mi sento fortunato“, oggi la scritta Rivivi la storia del XX secolo su Google dalla Guerra alla Dolce Vita, con il link attivo che riporta alle informazioni e al materiale sul tema, raccolto nell’Istituto di Cultura Google con la collaborazione dell’Istituto Luce Cinecittà.