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Scatta lo stalking a carico del paparazzo che bracca il vip. Si configura il reato di atti persecutori e non la mera contravvenzione di molestia per il fotografo a caccia di scoop: pressa l’agente dei calciatori, pedinandolo, per beccare e immortalare i divi del pallone, costringendo il procuratore sportivo a cambiare orari, luoghi di incontro e auto, oltre che a bloccare le telefonate in entrata. Risultato: si configura il cambio delle abitudini di vita che integra il delitto ex articoli 612 bis Cp e lo distingue dalla fattispecie contravvenzionale ex 660 Cp.

È quanto emerge da una sentenza pubblicata il 10 novembre 2022 dalla terza sezione penale della Cassazione. Diventa definitiva la condanna a quattro mesi di reclusione inflitta all’imputato.

Non giova alla difesa dedurre che i comportamenti addebitati potrebbero al massimo essere ritenuti «molesti e fastidiosi» integrando al più la contravvenzione ex articolo 660 Cp.

Per i giudici di legittimità, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, il motivo è fondato e, al riguardo, hanno ricordato che:

“La condotta dell’imputato induce nella persona offesa un perdurante e grave stato d’ansia e di paura, tanto da ingenerare un giustificato timore per la propria sicurezza personale e modificare le abitudini quotidiane. È stata la Corte costituzionale con la sentenza 172/14 a chiarire come va interpretato il riferimento alle abitudini di vita della vittima: va inteso come il complesso dei comportamenti che una persona tiene nell’ambito familiare, sociale e lavorativo e che è costretta a cambiare per l’intrusione dello stalker; un mutamento di cui il persecutore deve essere consapevole perché il reato è punibile soltanto a titolo di dolo”.