Tavoletta babilonese Shamash, prove di avanzata tecnologia antica

Ricercatori ed esperti sostengono che la tavoletta dell’antico dio del sole Shamash ed i simboli raffigurati su di essa sono prove indiscutibili di “antica tecnologia avanzata”.

Shamash è l’antico dio mesopotamico del sole, della giustizia, della morale e della verità, famoso per la sua gentilezza e generosità. È il fratello gemello della divinità del firmamento Inana o Ishtar, come viene chiamato nell’epopea assiro-babilonese. In esso, Shamash si trova anche sotto un altro nome: Utu. Ma in entrambi gli eventi, l’essenza delle divinità è assolutamente identica.

Secondo i miti sumeri, la coppia di gemelli era esageratamente vicina a volte, questa intimità rasentava persino l’incesto. Nei tempi antichi, si affermava che Shamash viaggiasse nei cieli sul suo carro solare e osservasse tutto ciò che accadeva sulla Terra dall’alto. Di notte viaggiava attraverso gli inferi, cavalcando verso est e preparandosi per la recente alba.

Shamash o Utu era adorato come l’esecutore della giustizia divina e la gente sosteneva che aiutasse e proteggesse i bisognosi. Inoltre, oltre ai vivi, è uno dei giudici del defunto, le cui condanne vengono pronunciate di notte. Le prime fonti in cui prende il nome il dio sumero del sole risalgono all’antichità più profonda: 3500 aC.

La tavola di Shamash

Oggi mettiamo da parte la leggenda e torniamo alla realtà. Trasportiamo le nostre menti nell’odierna Tel Abu Habba, in Iraq. Nell’antichità, conosciuta come Sippar o Zimbir, una metropoli sumerica mediorientale, poi babilonese e sumera sulla sponda orientale del fiume Eufrate, le cui rovine si possono persino trovare lì. La metropoli si trova nel deserto iracheno, a meno di 30 km da Baghdad.

Tavoletta babilonese Shamash, prove di avanzata tecnologia antica

Nel 1881, durante gli scavi degli antichi resti di Babilonia, gli archeologi scoprirono decine di migliaia di tavolette rupestri con scritte e immagini antiche risalenti al VI secolo aC. Tra questi, l’archeologo Hormuzd Rassam ha individuato un oggetto più speciale e interessante: la tavoletta Shamash.

Secondo i ricercatori, è stata realizzata durante il regno del sovrano Nabu-apla-iddina intorno al IX secolo a.C. C.

Perché alcune persone pensano che proponga la presenza di avanzate tecnologie antiche?

L’antico bassorilievo mostra Shamash seduto sul suo trono. Dall’altro lato ci sono tre diverse figure: un sacerdote e la divinità Aa, che guidano il sovrano Nabu-apla-iddina al santuario. Tra di loro c’è un altare e sopra, un disco solare, che è un segno di maggiore energia. Quello che colpisce subito è che la figura del Dio Sole è molto più grande di quella dell’uomo. È simboleggiato come un gigante.

Il recinto, all’interno del quale si trova Shamash, secondo esoteristi e vari ricercatori, mostra una connessione tra la divinità e l’universo perché al suo interno simboleggia anche la luna, il sole e la stella (Venere). Nella parte superiore del piatto ci sono entità celesti (divinità o angeli che accompagnano) che tengono il disco del sole, legato con due fili.

Un elemento interessante del tavolo Shamash è la colonna che si innalza davanti al dio, che lo separa dalle diverse tre figure. Ha la stessa base su cui poggia il disco solare sia in alto che in basso. Secondo le interpretazioni esoteriche, questa colonna mostra inequivocabilmente il trasferimento di energia dai livelli superiori a quelli inferiori.

Ciò che è rappresentato sulla tavoletta Shamash sembra come se i vecchi babilonesi potessero connettersi con le forze celesti e i loro dei con il semplice tocco di un pulsante speciale. Se supponiamo che questo accadesse veramente, al momento possiamo solo immaginare e sognare esattamente come funzionava questa tecnologia avanzata così tante migliaia di anni fa.