CASO JUVENTUS, IL GIORNO DOPO – Tutta Italia sta dando la colpa all’allenatore Antonio Conte della eliminazione dei bianconeri in UEFA Europa League a beneficio del Benfica. In generale è così, come diceva l’amato Boskovnel calcio c’è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono“.

L’inesperienza di Conte in Europa è sotto gli occhi di tutti: modulo di gioco, una rosa di giocatore inadeguata e spremuta, limiti evidenziati contro suqadre come Copenaghen, Galatasaray e Benifca, e soprattutto mancanza di autocritica, quella autoanalisi che pure campioni del calibro di Guardiola e Mourinho (che in Europa hanno vinto “qualcosa” in piu’ di Conte) hanno fatto dopo l’eliminazione in semifinale di Champions. Il giorno prima Conte aveva dichiarato: “La Juventus non ha paura del Benfica”, e invece avrebbe fatto bene ad averne e costruire la partita con un poco più di umiltà e obiettività.

Foto Antonio Conte - Artwork Facebook
Foto Antonio Conte (allenatore Juventus) – Artwork Facebook

C’è da dire che in ogni caso Antonio Conte è un tecnico che, oltre a ricostruire una squadra che tutti davano per

spacciata, ha portato comunque i bianconeri ad una semifinale europea dopo anni che la Vecchia Signora mancava all’appuntamento internazionale.

C’è una sostanziale differenza tra la Juventus che in questo momento rappresenta il calcio italiano in Europa (visto che in Italia domina la Serie A da tre stagioni) e le altre quattro finaliste nelle due finali di EUFA Champions ed Europa League. Sia Benfica (Portogallo) che Siviglia, Atletico Madrid e Real Madrid (Spagna), ci insegnano che il conseguire nel calcio mete importanti a livello internazionale occorre umilitàsemplicitàsacrificio, dimenticandosi del look fashion fatto di creste colorate, dei tatuaggi, delle foto da passarella, del gossip, che mostrano solamente apparenza e poca concretezza.

La base sulla quale si costruisce il grande calcio è sempre stato correre e sudare, tanto. Il calcio italiano ora si scaglia su Antonio Conte e la sua Juventus, solamente perchè rappresentano la punta di un icerbeg fatto di tutti e grandi limiti presenti nell’attuale calcio italiano, tutto nessuno escluso. E con questa visione dell’insieme, l’Italia di Prandelli si prepara a giocarsi i Mondiali di Calcio di Brasile 2014. Buona Fortuna!