Gli ultimi dati macro dall’Asia hanno impattato sullo yen giapponese e sul cambio contro il dollaro USA. In particolare, l’avanzo delle partite correnti si è ridotto da 1.838tn a 1.822tn di yen, peggiore rispetto alle attese di allargamento previsto a 1.897tn di yen, anche se il dato di maggiore importanza è stato legato a una pubblicazione sugli ordinativi di base. In particolare, su base annua, gli ordini di macchinari di base sono diminuiti del 7%, peggio di un aumento previsto del 7,7%, dopo il salto del 12,6% di agosto. Su base mensile, gli ordini di base sono crollati del 18,3%, un calo del 10% dopo l’aumento del 6,8% in agosto.

Il calo degli ordini dei macchinari di base è stato purtroppo in grado di tracciare un livello record, sebbene gran parte di ciò sia stato attribuito a un terremoto e a tifoni che hanno pesato sulla produzione. I numeri di ottobre avranno dunque bisogno di rimbalzare per alleviare le preoccupazioni sulla domanda.

Come evidenziato dalle piattaforme di trading IqOption Forex, lo yen giapponese è passato da 113,57¥ a 113,553¥, contro il dollaro USA, al momento del rilascio delle cifre macro economiche, prima di scendere a 113,69¥ al momento della scrittura, con un calo dello 0,15% per la singola sessione.

Per quanto attiene i dati cinesi, quelli commerciali potrebbero aver perplesso il presidente degli Stati Uniti, visto e considerato che le esportazioni sono in aumento del 15,6% in ottobre, arrivando in anticipo rispetto alle previsioni dell’11% e del 14,5% in aumento a settembre.

Anche le importazioni hanno registrato un significativo incremento, pari al 21,4%, migliore del previsto aumento del 14%, dopo l’aumento del 14,3% di settembre.

Il surplus commerciale, in termini di dollari, è passato da 31,70 miliardi di dollari a 34,01 miliardi di dollari, rimanendo al di sotto di una previsione di allargamento a 36,27 miliardi di dollari, anche se pochi sul mercato saranno probabilmente scoraggiati dai numeri.

Più sul medio termine, bisognerà ora comprendere in che modo i risultati delle elezioni di Midterm USA finiranno con l’impattare sulle guerre commerciali tra la Cina e gli Stati Uniti. Il Congresso è infatti uscito spaccato dai risultati elettorali di novembre, con i democratici che hanno ottenuto il controllo della Camera, ma con i repubblicani che hanno mantenuto invece il controllo del Senato.

Con un nuovo rapporto di forza, è ben possibile che i democratici agiranno in maniera tale da impedire a Trump di proseguire nella sua politica fiscale piuttosto aggressiva, e che l’amministrazione per non rallentare la crescita economica in un contesto di impossibilità a produrre nuovi tagli, o a confermare i precedenti, possa nuovamente rivolgere la propria attenzione alla politica commerciale. In tal senso, non è da escludere un atteggiamento più soft da parte di Trump nei confronti della Cina, anche se tutto ciò potrebbe provocare qualche malumore sul proprio elettorato, in un contesto di lento e graduale avvicinamento alle elezioni “che contano”.