LE RADIAZIONI SONO ARRIVATE SULLA TERRA – Ne sono state trovate le tracce dagli scienziati, ma i nostri lontani antenati nel Medioevo pare non se ne siano accorti.

L’esplosione stellare di enormi dimensioni ma di durata brevissima, circa 2 secondi, avvenne molto lontano nell’Universo, fra 3 mila e 12 mila anni luce di distanza dal nostro sole. Ciò significa che dal momento dell’esplosione a quello in cui le radiazioni arrivarono al nostro pianeta, gran parte di esse erano già state disperse prima di poter essere assorbite dalla nostra atmosfera, e per questo motivo non ci sarebbero stati segni immediati ed evidenti dell’evento. Questo spiega anche perché non ci sono registrazioni di particolari osservazioni o avvistamenti insoliti nel cielo di quel periodo. Infatti altri grandi eventi celesti del passato sono stati registrati: come l’apparizione della cometa di Halley nel 1066, di cui è stata lasciata traccia per i posteri anche nell’Arazzo di Bayeux. Se il lampo di raggi gamma fosse stato molto più vicino alla Terra, avrebbe causato un grave danno alla biosfera, come suggeriscono gli autori dello studio sull’esplosione stellare, pubblicato sulla rivista specializzata Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: gli astronomi Valeri Hambaryan e Ralph Neuhauser dell’Istituto di Astrofisica dell’Università di Jena, in Germania.

Ma anche se i nostri antenati medievali non erano a conoscenza dell’eccezionale evento celeste, l’esplosione stellare ha lasciato la sua impronta sul nostro Pianeta. Tracce delle radiazioni sono state trovate dagli studiosi nel ghiaccio antartico e in antichi alberi del Giappone. L’anno scorso i ricercatori giapponesi hanno scoperto che alcuni antichissimi alberi di cedro avevano un livello insolitamente elevato di carbonio 14, un materiale radioattivo che può essere utilizzato per datare oggetti risalenti fino a 50 mila anni fa. In Antartide invece è stato registrato un picco del livello della presenza di una forma di berillio, il berillio 10, un elemento raro, proprio negli strati di ghiaccio la cui formazione risale

all’VIII secolo. Entrambe queste concentrazioni inusuali si possono far risalire al periodo tra il 774 e il 775 DC, proprio il periodo in cui l’intensa irradiazione di energia avrebbe colpito la Terra,

Le possibili cause del generarsi del fascio di raggi gamma, secondo gli esperti, non potrebbero essere attribuite né all’esplosione di una supernova, né ad un’esplosione solare, ma piuttosto l’irradiazione potrebbe essere avvenuta in seguito alla collisione di due “compatti residui stellari” come buchi neri, stelle di neutroni o nane bianche. Tutti fenomeni dello spazio non visibili a occhio nudo.

Ma se l’esplosione stellare e l’irradiazione della Terra fosse avvenuta ora, non avremmo potuto non accorgercene. Il nostro attuale stile di vita ci rende molto più vulnerabili ad un evento del genere. Anche se avvenisse a migliaia di anni luce di distanza, un evento simile potrebbe causare il caos nei sistemi elettronici molto sofisticati ma sensibili da cui la nostra società moderna si trova ormai a dipendere. Fortunatamente, tali eventi sono molto rari. Neuhauser dice che è improbabile sperimentare un tale evento in questa epoca. Le tecniche di datazione suggeriscono che una sola enorme esplosione di radiazioni ha colpito la Terra nel corso degli ultimi 3000 anni.