Chernobyl: Scoperta Farfalla mutata geneticamente delle dimensioni di un uccello

Nell’habitat radioattivo-ecologico protetto di Chernobyl, gli scienziati hanno scoperto una specie rara di farfalla, che ha le dimensioni di un uccello. Le radiazioni dopo il disastro nucleare avrebbero danneggiato i geni degli insetti.

Lo rivela la scoperta fatta dagli scienziati dela farfalla a strisce blu “Catocala fraxini” che si è avvicinata da sola agli scienziati, i quali affermano che è una delle più grandi specie di farfalle in Ucraina e in Europa. Fra le situazioni emerse ci sono ali più larghe. L’apertura (larghezza) delle sue ali può raggiungere i 110 mm. La farfalla è attiva di notte ed è attratta dalla luce.

Il dipartimento scientifico dell’habitat protetto ha precisato che non appena smetteranno le piogge la trasporteranno al suo albero preferito che è il pioppo. Queste larve, nei giorni dopo il disastro, sono state esposte a radiazioni non solo dall’esterno, ma anche dall’interno, ingerendo cibo.

Gli scienziati hanno raggiunto la conclusione che le radiazioni rilasciate dalla centrale nucleare Lenin, avvenuto in Unione Sovietica la mattina 26 aprile 1986 alle ore 1:23:45 UTC+4 nell’allora Repubblica Socialista Ucraina hanno danneggiato i geni delle farfalle. Ma i ricercatori tranquillizzano la popolazione, tenendo a precisare che è comunque presto per saltare ad altre conclusioni e che i risultati degli esperimenti sulle farfalle non possono essere applicati direttamente

ad altre specie, soprattutto agli umani.

La ricerca porta comunque a pensare al futuro.

La pioggia radioattiva che ha colpito l’area ha senz’altro causato problemi all’ambiente, ma non è ancora chiaro l’impatto sull’ecosistema. Sono stati realizzati studi  in materia, ma è presto per fare un bilancio della situazione. Infatti non sono bastati 34 anni per far diminuire il rischio di tumore nelle persone che abitavano vicino alla centrale di Chernobyl al momento dell’incidente.

Bambini e teenager che bevvero latte o mangiarono formaggio contaminato, nei giorni che seguirono l’esplosione, continuano ancora oggi a rischiare di ammalarsi di tumore alla tiroide. Lo rivela una ricerca del National Institute of Health americano, che ha esaminato 12.500 persone che avevano meno di 18 anni al momento dell’incidente. E un aumento dei casi di cancro, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono stati registrati anche dopo l’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e a Nagasaki, durante la Seconda guerra mondiale.