Per la Cassazione non è reato vivere in strada: assolto un clochard di Palermo

In alcune città d’Italia, i Sindaci hanno ben pensato di fare un’ordinanza specifica per i “barboni”. Per identificare questa ordinanza, viene chiamata “anti bivacco”. Succede che, nel caso specifico di Palermo in Sicilia, notizia di queste ultime ore, la Cassazione ha assolto un clochard dall’accusa di dover pagare una multa di 1000 euro, proprio per non aver rispettato una di queste ordinanze, che, detta tra noi, si potrebbe tranquillamente classificare come un “provvedimento contro la dignità dell’uomo”.

La Cassazione ha sentenziato che “non èreato e non può essere condannato chi vive per strada, su di un marciapiede con i cani in una baracca precaria di cartoni e pedane in legno”.

Una decisione che è al di sopra di qualsiasi ordinanza di qualsiasi sindaco. Tra le altre cose, come evidenziato dallo stesso avvocato difensore nel ricordo presentato in Cassazione, l’uomo senza fissa dimora versava in uno “stato di necessità”. Questo significa che viveva in una situazione “tra le quali doveva essere compresa l’esigenza di alloggio”.

La normativa del codice penale sullo “Stato di necessità” viene gestita dall’Articolo 54 che recita:

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.
Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo.
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo”.