Alla scoperta delle artiste e delle teoriche della Digital Art

Nei libri di storia dell’arte del futuro, a scuola, ci sarà un nuovo capitolo. Si chiamerà “NTF e Digital Art”. E ci saranno, finalmente, un sacco di donne. Perché dopo Duchamp e Magritte, dopo De Chirico e Dalì, l’arte moderna sta raggiungendo una nuova frontiera dove le donne stanno giocando un ruolo di primo piano. Stiamo parlando delle NTF, ovvero dei token non fungibili, creati per la compravendita di opere d’arte digitali, con lo scopo di indicare una marca digitale, dotata di certificato di autenticità e unicità. In parole povere un NTF, rilasciato grazie alla tecnologia blockchain, crea un pezzo unico e non intercambiabile. Un gioiello, per i collezionisti del futuro che ha invaso anche il campo del gioco online.

Lilian Schwartz e la Digital Art

Il futuro, insomma, è la Digital Art o Computer Art: una pratica artistica che utilizza la tecnologia digitale come parte del processo creativo. Tra i pionieri di questa forma espressiva c’è l’artista statunitense Lilian Schwartz. Classe 1927, è tra le prime donne ad aver usato un pc per realizzare opere d’arte. Infermiera durante la Seconda Guerra Mondiale, si forma presso la suola di Tshiro in Giappone e a partire dal 1966 inizia a lavorare con i lightboxes e diventa membro dell’EAT, Experiments in Art and Technology. Dagli anni 60 Lilian Schwartz inizia a collaborare con il centro di ricerca Bell Labs a Murray Hill, New Jersey, realizzando sculture cinetiche, stampe al laser e collaborazione con l’artista e ingegnere Ken Knowlton alla realizzazione di film animati al computer.

Filosofia e Arte: Catherine Perret e Christine Buci Glucksmann

Linfa vitale per lo sviluppo dell’arte digitale è offerta dalla filosofia. Lo sa bene la professoressa dell’Università di Parigi Christine Buci-Glucksmann, autrice di due capisaldi dell’estetica del virtuale: “La folie du voir: Une esthétique du virtull” e “Esthetique De L’ephemere”. Dai suoi studi su Friedrich Engels, Antonio Gramsci e Walter Benjamin, la docente si è oggi soffermata sull’arte nell’era della virtualità e sulla new media art, ovvero opere progettate e prodotte attraverso computer grafica, animazione computerizzata, stampa 3D, videogiochi, sound art.

Sempre attiva a Parigi è la professoressa di estetica e teoria moderna e contemporanea Catherine Perre, curatrice di cinque mostre d’arte che hanno avuto luogo nella capitale francese, a Bruxelles, Tolone e Stoccarda. C’è lei sulla sedia più alta del Centre de recherche sur l’art, philosophie, esthétique.

Ma che la digital art sia il fenomeno di mercato del momento lo sanno anche fuori dagli atenei. Basti pensare che l’opera digitale di Beeple, “The First 5000 days” è stata venduta a quasi 70 milioni di dollari.