Allarme SETI: possibile esistenza Civiltà Extraterrestri malvagie

Mentre molti scienziati stanno facendo del loro meglio per stabilire il primo contatto, o almeno trovare prove di una civiltà aliena, altri stanno ponendo una domanda cruciale: Siamo sicuri che vogliamo davvero che gli alieni ci trovino?

“Non abbiamo motivo di credere che il progresso tecnologico e l’altruismo o la moralità siano collegati in alcun modo”, ha detto il ricercatore SETI (acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence) Andrew Siemion, intervistato da Inverse. “Probabilmente ci sono civiltà malevole altrove nell’universo, quindi questo è certamente qualcosa che dovremmo considerare mentre continuiamo a esplorarlo.”

Siemion, che è il direttore del Centro Ricerca SETI di Berkeley e direttore del progetto Breakthrough Listen, sta invocando una certa tensione al centro di qualsiasi progetto alla ricerca di vita extraterrestre. Trovarla con successo cambierebbe il mondo, ma non c’è nemmeno alcuna garanzia che l’umanità sopravviverà all’incontro.

Il noto fisico ed esperto SETI Michio Kaku ha condiviso un avvertimento simile di recente, anche se né lui né Siemion sembrano pensare che i potenziali rischi siano una ragione sufficiente per smettere di cercare alieni. “Personalmente, penso che gli alieni sarebbero amichevoli, ma non possiamo scommetterci”, ha detto Kaku all’inizio di questo mese. “Quindi penso che ci metteremo in contatto, ma dobbiamo farlo con molta attenzione”.

Il dibattito sul fatto che l’umanità debba o meno rivelarsi all’universo e trasmettere messaggi a qualsiasi civiltà aliena che possa esistere trascura il fatto scomodo che finora non siamo stati subdoli.

Inviamo segnali radio nel cosmo da un secolo, quindi qualsiasi alieno entro cento anni luce e in grado di intercettare uno specifico messaggio di “ciao universo” è già più che consapevole della nostra esistenza.

“Il punto è che è troppo tardi per nascondersi”, ha detto Douglas Vakoch, astrobiologo e presidente del METI Institute (Messaging to Extraterrestrial Intelligence). “Se sono in arrivo, è a nostro vantaggio coinvolgerli e mostrare loro che siamo migliori interlocutori del pranzo”.

In passato, molti ufologi hanno interpretato questo atteggiamento difensivo degli scienziati come qualcosa di meramente filosofico e/o psicologico, prendendo le distanze da qualsiasi studio serio che consideri la visita extraterrestre nel nostro mondo. Sostengono che caratterizzare gli alieni come una minaccia sia un modo sottile per mitigare il duro colpo all’ego collettivo della specie umana.

Da tanto tempo si trovava al “centro dell’universo” e ora si trova di fronte alla possibilità di non essere l’unico intelligente. Oltre ad essere molti gradini al di sotto di quelle civiltà tecnologiche più avanzate. La logica è semplice, se qualcosa è malvagio, non può essere superiore a qualcosa che è benigno (anche se tecnologicamente e cognitivamente è il contrario).

D’altra parte, i detrattori degli scienziati spaventati dal contatto alieno sostengono anche che qualsiasi civiltà altamente avanzata deve necessariamente avere un certo livello di moralità ed etica. Altrimenti si sarebbero da tempo distrutti da soli sotto il peso della loro stessa tecnologia.