Dal Messico: "I vortici polari non sono associati al cambio climatico".

I vortici polari sono fenomeni meteorologici che si verificano ai poli ogni anno durante l’inverno, quindi non sono eventi straordinari né sono associati ai cambiamenti climatici. Lo affermano accademici dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM). Hanno spiegato che i venti massimi, nel caso dei vortici, non sono rigorosamente ai poli, ma tra 50 e 60 gradi, ma questa volta si sono mossi un po’ di più ed è per questo che il Canada e le regioni come Chicago, situate ad una latitudine di 42 gradi, hanno sperimentato temperature estreme, che non sono molto abituali.

Hanno indicato che la situazione climatica che si verifica nel pianeta, con freddo intenso al nord e temperature roventi nel sud, chiamano l’attenzione globale, perché mentre in Argentina il caldo rende difficile la respirazione, a Chicago l’acqua calda si congela in meno di un secondo.

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Il vortice polare è una regione di bassa pressione che circonda entrambi i poli, ha venti intensi a circa 10 chilometri di altitudine dall’atmosfera, che fa sì che le temperature siano molto basse al suo interno, costituendo una massa di aria polare.

Quello che è successo lo scorso gennaio è stato che il vortice polare si è spostato un po’ più a sud del continente americano.

Quando il vortice si deforma, il suo centro può spostarsi dal suo tipico posto sul Polo Nord e in Siberia, e le temperature minime sono osservate dove si trova il centro del vortice.

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Il fatto che il vortice polare si sia spostato su alcune regioni del Nord America non significa che sia più grande del normale. “Ciò è accaduto in altri inverni, non è un evento catastroficamente diverso”, affermano dall’UNAM. “Il cambio climatico, come dice il nome, è una variazione climatica ed è ottenuto attraverso un record di 30 anni. Queste interruzioni del vortice si sono verificate diverse volte in passato e per associarle alla modifica del clima globale dovrebbero essere studiate per più di tre decenni“.

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Le basse temperature registrate negli Stati Uniti, associate alla massa d’aria polare, sono estreme. Sono stati registrati fenomeni estremi sul pianeta, ma non solo di basse temperature, ma anche quelle molto calde, come nel caso dell’Australia, che ora ha temperature molto elevate.