GIOVANI DONNE SEGREGATE – Due casi scoperti nel giro di pochi giorni. Ancora non chiarite le circostanze delle tre donne a Londra, emerge una situazione di schiavitù e abuso nella città americana di Tucson.

Tre sorelle, età 12, 13 e 17 anni, da due anni chiuse in casa dai loro genitori. La maggiore in una stanza separata dalle altre due, tutte in condizioni igieniche precarie e con un solo pasto al giorno.

La polizia accusa il patrigno delle ragazze, Fernando Richter, 34 anni, e la madre, Sophia Richter, 32 anni, di sequestro di persona, abuso fisico e psicologico di minori. Fernando Richter è stato anche accusato di abusi sessuali con una persona di età inferiore ai 15 anni.

Madre e patrigno delle tre ragazzine sono stati arrestati. Sequestrato un computer presente nella casa, oltre ad altri oggetti.

Il capo del distretto, Mike Gillooly, ha rassicurato l’opinione pubblica confermando che ora le ragazzine, portate via dalla casa degli orrori, sono al sicuro in una struttura protetta.

Le indagini sulla vicenda sono ancora agli inizi, quello che si sa è che la liberazione dalla schiavitù è avvenuta all’alba di martedì 26 novembre 2013, dopo che le due sorelle più giovani, minacciate dal padre con un coltello, hanno avuto il coraggio e l’occasione di fuggire dalla casa e

chiedere aiuto ad un vicino di casa. Il vicino avrebbe allertato le forze dell’ordine sulla base dei racconti e dell’aspetto delle ragazze, visibilmente agitate; agenti di pattuglia in zona si sarebbero recati immediatamente sul posto, liberando la terza sorella.

Secondo la polizia, tutte le ragazze erano malnutrite e estremamente sporche, hanno rivelato di non essersi potute lavare per più di 4 mesi, forse addirittura 6, e di ricevere un solo pasto al giorno.

Alcuni vicini hanno dichiarato di non essere a conoscenza del fatto che nella casa vivessero delle ragazzine, addirittura di non sapere che la casa fosse abitata. Qualcuno ha però riferito di rumori provenienti dalla casa, simili al vociare e ai giochi di bambini. Il vicino che ha chiamato la polizia cerca di mantenere l’anonimato.