Ultima scossa intensa tra Belluno e Pordenone, ma gli terremoti oggi e ieri rilevati dall’INGV, oltre al Friuli Venezia Giulia coinvolgono tutta l’Italia, dal Nord al Sud. È ststa percepita la terra tremare fino a Udine e a Trieste, per le scosse di questa mattina, che non hanno relazione con quelle dell’Emilia a maggio o con quella di magnitudo 3 registrata sempre tra Finale Emilia e Ferarra questa mattina. Lo ha detto il sismologo Francesco Mele dell’INGV, anche se, come sottolinea Lucia Margheriti, anche lei sismologa dell’INGV, “I terremoti in Emilia e nelle Prealpi Venete (…) rispondono alla stessa dinamica generale”, di cui fa parte anche il terremoto del 6 giugno con epicentro a largo della costa di Ravenna.

Ma quale è la “dinamica generale” che accomuna i sismi? Quella che interessa la Placca Adriatica, praticamente la punta settentrionale della Placca Africana che “spinge verso Nord, contro la placca Eurasiatica, e in questo movimento la placca Adriatica scende sotto le Alpi”.

I terremoti di oggi e quelli dei giorni scorsi sono quindi collegati ma relativamente, sicuramente non da un meccanismo di causa-effetto.

Sia nel terremoto in Friuli, 4,5 gradi Richter alle ore 04:04, che nella scossa che ha interessato la zona sismica della Pianura padana emiliana alle ore 07:47, così come nel terremoto di ieri sera e quello delle 05:00 del mattino in prossimità della Sicilia, non si registrano danni a cose o persone, niente crolli, solo tanta paura.

La gente si è riversata in strada e la Protezione Civile ha ricevuto numerose chiamate, ma dopo le necessarie verifiche che hanno accertato la stabilità degli edifici, è tornata la calma.

Il disagio psicologico causato dal terremoto è comunque percepibile in tutte le zone colpite. La memoria va ai grandi terremoti del passato, i pareri degli esperti, talvolta, peggiorano la situazione. Non ultima la polemica per le dichiarazioni della Commissione grandi rischi, che ha sollevato l’ipotesi per cui “in caso di una ripresa dell’attività sismica nell’area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza”. Dure le repliche da più parti: dal presidente della Regione Emilia, Vasco Errani, ai sindaci delle zone terremotate; perplesso anche Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica.

Gli sforzi di tutti, cittadini e Governo, debbono essere tesi ad affrontare in un clima di solidarietà e incoraggiamento l’emergenza e la ripresa.