Dal successo su Soundcloud alla prigione: la storia del rapper assassino Tay K.

Il rapper Tay-K ha ucciso due persone quando aveva 16 anni. Mentre fuggiva ha registrato “The Race“. Il brano che è entrato nella top 100 di Billboard. Ha raccolto milioni di visite su YouTube e migliaia di ascolti su SoundCloud. Oggi, questo promettente artistia rap ha 18 anni e aspetta una condanna in carcere.

Tay-K, ragazzo nativo del Texas il cui vero nome è Taymor Travon McIntyre, si he reso protagonista di una storia di violenza che rimbomba nella musica urbana. E’ nato in Texas dove la condanna a morte è la più diffusa in tutti gli Stati Uniti. Il suo reato meriterebbe la pena capitale, ma la legge negli Stati Uniti impedisce ad un adulto di essere giustiziato per crimini commessi prima di raggiungere la maggiore età.

Quando aveva 16 anni, Tay-K faceva parte di un gruppo di sette giovani, per lo più membri di una banda con precedenti penali. Sono entrati in una casa per rubare e hanno ucciso una persona che viveva nella casa. Mentre era agli arresti domiciliari, Tay-K si è tolto il bracialetto con il GPS, usato per monitorare la sua posizione, e ha annunciato su Twitter che sarebbe fuggito. Tornato nella strada ha continuato nella strada sbagliata mandando in ospedale un anziano e uccidendo un’altra persona.

Nel 2017 viene arrestato e pubblica “The race”, una canzone che parla del suo periodo di fuggiasco dalla giustizia. I testi contengono filastrocche sul fatto di uccidere e scappare dalla polizia. Nel video YouTube, Tay-K posa accanto al suo poster “Wanted” (ricercato) e appare con varie armi da fuoco. Il singolo è diventato molto popolare, entrando nella classifica Top 100 di Billboard, raccogliendo milioni di visite su YouTube con l’hashtag #freetayk.

Negli Stati Uniti, un paese che sembra essere morbosamente affascinato dalla violenza, “The Race” di questo giovane delinquente ha raccolto un grande successo. Per Tay-K è arrivato un contratto discografico per una grande somma di denaro che, per una clausola di protezione contrattuale, non potrà beneficiare fino a quando non compie 21 anni.

A parte questo, è impressionante come nella nazione governata da Donald Trump, questa storia si identifica abbastanza bene nella “colonna sonora di una realtà nazionale che non può essere ignorata”, come afferma Culto. Un problema che attraversa questioni così delicate come il razzismo e la disuguaglianza sociale.

La popolazione carceraria americana, nella sua maggior parte, risponde a un profilo molto simile a quello di Tay-K.

Afroamericano, giovane ed emarginato dalla società. Il giovane non ha mai vissuto in un ambiente sano. È cresciuto senza sorveglianza di una famiglia in cui diversi membri avevano precedenti penali. Una volta per strada ha ripetuto gli stessi schemi di comportamento, finendo così in un circolo vizioso. Il risultato finale è sempre negativo.

La prestigiosa rivista Fader, ha eletto “The Race” come la migliore canzone del 2017, oltre ai singoli di stelle come Cardi B o Frank Ocean. Un brano che ha regalato a questo giovane rapper una notorietà inattesa. Da quando è stato catturato dalla polizia, il suo nome appare costantemente nei titoli dei giornali che si occupano di questo genere musicale, e non solo. Subito dopo ha pubblicato un mixtape che era passato inosservato: si chiama #SantanaWorld (+).

Le famiglie delle sue vittime si sono unite per denunciarlo di trarre profitto dai suoi crimini e chiedere un risarcimento economico. L’azione legale ha acceso il dibattito sulla responsabilità delle etichette discografiche per finanziare l’arte delle persone moralmente discutibili.

Nel frattempo Tay-K resta in carcere. Ad aprile di quest’anno ha scritto una lettera a XXL, una rivista che ogni anno sceglie i migliori nuovi rapper, chiedendo di prenderlo in considerazione per la lista di quest’anno. Usando la popolarità di “The Race” come argomento, il rapper prova a spiegare perché viene considerato un esempio per i giovani in situazione di rischio. Assicura che è stato “dal ferro al platino, dalle strade alle classifiche”. Anzi meglio, come afferma il giornalista Andrés Panes di Culto, da Soundcloud alla prigione.