Pablo Neruda, uno dei più grandi poeti del XX secolo, è morto proprio pochi giorni dopo il golpe militare contro Salvador Allende, il 23 settembre, all’età di 69 anni. La sua morte fu ufficialmente attribuita a cause naturali, essendo da tempo malato di cancro alla prostata e evidentemente avendo risentito dal punto di vista emotivo e psicologico delle vicende politiche occorse in Cile. Ma il suo autista Manuel Araya e altri sostengono che ad uccidere Neruda non fu il tumore ma sia stato avvelenato da sicari inviati dalla dittatura militare. Neruda, dopo il colpo di stato, aveva programmato di fuggire di nuovo in esilio, da cui sarebbe stato una voce influente contro la dittatura.

La Fondazione Pablo Neruda, che gestisce le proprietà del poeta, ha sempre respinto l’asserzione di Araya che Neruda sia stato ucciso, e anche il Partito comunista, alla cui corrente il poeta apparteneva, ha a lungo rifiutato questa tesi.

Ma la richiesta di Eduardo Contreras, avvocato del Partito Comunista del Cile, per il disseppellimento, è stata ora approvata dal giudice Mario Carroza, che comunque non consentirà l’intervento di esperti indipendenti per gli esami sulla salma. Proprio questi esperti avvertono di non aspettarsi troppo dalla riesumazione del corpo di Pablo Neruda: lo staff di 17 esaminatori dovrà lavorare con attrezzature obsolete. Inoltre, i resti dello scrittore sono stati sepolti per 40 anni in un terreno che riceve intensa umidità costiera, presumibilmente provocandone una radicale alterazione.