Orrore assenza politica sul caso Dj Fabo: "oggi come prima della legge sull'aborto"

“Tutti all’epoca (del caso Englaro, 8 anni fa n.d.r.) invocavano un intervento normativo, dopo 8 anni non è successo granché. Se ne riparla episodicamente, solo quando si verificano casi così dolorosi”. Così Filippo Lamanna, ora presidente del Tribunale di Novara che da giudice della corte d’appello di Milano aprì alla soluzione del caso Englaro, parla della vicenda Fabo, ai microfoni di Storiacce di Radio24.

Analogie tra i due casi, anche per il vuoto normativo. “Non solo non è giusto, ma fa orrore. Il motivo per cui la politica non si è occupata di questi temi è fin troppo evidente. Il non provvedere è già una scelta. La magistratura esercita un ruolo di supplenza. Il responsabile è la politica, che dovrebbe semplificare. Non è concepibile che le sentenze attribuiscano il diritto di sospendere l’alimentazione, ma dopo 17 anni. Bisogna colmare con chiarezza gli spazi normativi con leggi semplici e garantire che in tempi ragionevoli si possano risolvere i problemi del fine vita. Altrimenti è solo una tutela teorica”.

Intervistato da Raffaella Calandra a Radio 24 il giudice sottolinea: “Non è vero che si tratta di soluzioni così difficili da trovare. E’ la vittoria di chi non vuole una norma.

E non essendoci, la tutela diventa più limitata, per chi si affida a tribunali con tempi lunghi: 17 anni è durato il caso Eluana”.

Sul fatto che possa essere un gruppo cattolico a non volere la regolamentazione normativa il giudice a Radio 24 risponde: “Può essere così, ma non entro nel merito”.

Per il presidente Lamanna, “dal fine vita, alla procreazione assistita, la magistratura negli ultimi decenni ha fatto da filtro della coscienza civile, interpretando l’evolversi del mondo. Purtroppo, perché la priorità dell’ intervento sarebbe dovuto essere quello che parte dalla politica, che deve precorrere i tempi. Soprattutto quelli della giustizia, che interviene dopo i fatti. E’ mancato il legislatore vero. La politica deve ridurre lo spread tra sentire sociale e struttura delle norme“.

Nell’intervista a Storiacce, in onda in modo integrale sabato alle 21:30, Lamanna ricorda poi il “suo profondo travaglio”, prima della decisione sulla sentenza Englaro (“non ho dormito un mese intero”, racconta). Ma poi ho avuto “il conforto della consapevolezza di aver fatto fare un piccolo passo avanti alla civiltà del nostro Paese”.

Per il giudice, la situazione attuale per il fine vita con assenza di norme e ciascuno che si arrangia da sé “ha analogie fortissime con i tempi precedenti la legge sull’aborto”.