E' morto Eugenio Scalfari, fondatore di La Repubblica aveva 98 anni

Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica e faro del giornalismo in Italia nell’ultimo mezzo secolo, è morto oggi a Roma all’età di 98 anni. Lo scrittore e intellettuale versava da tempo in un delicato stato di salute.

Scalfari era uno di quei vecchi giornalisti, nel senso nobile del termine, che andavano ai rudimenti del mestiere per spiegare la propria grandezza. “I giornalisti sono persone che raccontano alla gente cosa succede alle persone“, raccontava spesso. Diceva anche che “il giornalismo è un mestiere crudele“.

Nato a Civitavecchia il 6 aprile 1924 “alle ore 10:30, all’ultimo piano di un palazzo costruito agli albori dell’ottocento nella piazza centrale della città”. Nel 1941 si trasferì nella capitale italiana, dove partecipò ai Gruppi Universitari Fascisti fino alla sua espulsione nel 1943 dopo aver pubblicato un articolo sulla corruzione delle alte sfere del partito. Iniziò così ad allontanarsi dall’ideologia fascista e ad avvicinarsi al movimento liberale e socialdemocratico.

All’inizio degli anni ’50 inizia a collaborare con le testate Il Mondo e L’Europeo e nel 1955 partecipa alla fondazione del settimanale Espresso, dove lavora come direttore amministrativo e giornalista economico, prima di fondare La Repubblica nel 1976, quotidiano progressista che segnerà la vita degli italiani nei decenni successivi: lo guidò per 20 anni. Scalfari rimase alla direzione del quotidiano fino al 1996, a 72 anni. È successo dopo aver conosciuto Simonetta de Benedetti, figlia del direttore del quotidiano La Stampa, diventata sua moglie nel 1954.

Il fondatore de La Repubblica non ha mai nascosto di voler dare il suo contributo anche in politica. Divenne infatti deputato del Partito Socialista Unificato tra il 1969 e il 1972. Le sue pubblicazioni tendevano sempre alla sinistra e all’orbita progressista.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi lo ricorda così:

“La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nella vita pubblica del nostro Paese. È stato un protagonista assoluto nella storia del giornalismo in Italia nel secondo dopoguerra. La chiarezza della sua prosa, la profondità delle sue analisi, il coraggio delle sue idee accompagnano gli italiani da più di settant’anni e hanno reso i suoi articoli una lettura imprescindibile per chiunque voglia capire la

politica o l’economia”.

Con lui le sue due “creature”, Espresso e Repubblica, giunsero ai vertici della diffusione lasciando un’impronta indelebile nel panorama dell’editoria. Vasta anche la sua attività di scrittore. Tra i suoi libri: “L’uomo che credeva in Dio”, “Per l’alto mare aperto”.

Scalfari era ancora attivo in tempi recenti. Ogni domenica dettava ancora il suo articolo settimanale, una sorta di omelia laica in cui si lanciava anche nel dialogo con Dio e con il mondo religioso da una prospettiva atea. Celebri furono anche le sue interviste a papa Francesco, dalle quali se ne andò senza aver preso appunti e ricostruendo la conversazione con alcune sfumature discutibili, ma sempre interessanti da leggere (nell’ultima assicurò che Francesco aveva negato l’esistenza dell’inferno, cosa che il Vaticano si affrettò a smentire poco dopo).

Di seguito il servizio di Pierluigi Vito per TG2000 su YouTube: