Morire in Svizzera con l’eutanasia assistita.

Svelato un recentissimo caso di morte assistita di un anziano italiano condotto al suicidio in un appartamento di San Vittore, comune svizzero del Canton Grigioni. L’immobile era stato affittato da un’organizzazione italiana, con base in Svizzera, che si mette a disposizione per l’eutanasia assistita.

Come è stato appurato, martedì scorso un 90enne italiano è stata accompagnato alla morte. Le autorità comunali, Procura pubblica e Ufficio Sanità svizzere sarebbero state all’oscuro o avrebbero scoperto solo dopo il fatto. La gran consigliera retica Noi-Togni, venuta a conoscenza del caso solo nei giorni scorsi presenterà un atto parlamentare. Vuole chiarire perchè in Svizzera, un’organizzazione di aiuto al suicidio con sede in Italia, possa agire indisturbata e senza che nessuno intervenga.

“Purtroppo siamo confrontati con un florido commercio della vita umana, con persone che, pagando fior di soldi, vengono a morire in Svizzera, Ticino e Grigioni compresi. Chiederò al Governo retico che su questo pendolariato occulto della morte sia fatta chiarezza. Una chiarezza che chiede anche la popolazione, che assiste ad un via vai di autolettighe con targhe estere e vuole capire”, ha dichiarato alla stampa la deputata Noi-Togni.

La Polizia cantonale grigionese, intervenuta nei giorni scorsi, perquisendo l’appartamento, non ha infatti trovato più nulla.

Inoltre sempre secondo quanto è emerso dall’indagine, l’appartamento di San Vittore affitato dall’organizzazione italiana, è stato sgombrato in fretta e furia.

In Svizzera, commenta Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, il paese più popolare tra i “turisti dell’eutanasia”, ogni anno si tolgono la vita con questa pratica circa 200 persone. Ogni tanto vanno persone non gravemente malate o incurabili e questo fatto mette la legalizzazione dell’eutanasia in dubbio, perché alla base vi è la domanda eterna che tormenta l’umanità dai tempi antichi: chi ha diritto di decidere se vivere o no?

Intanto in Belgio, sempre all’avanguardia in tema di leggi e conquiste sociali, il governo ha proposto in queste settimane regolarizzare il suicidio assistito per quelle persone che sentono di aver “completato” la loro vita, senza dove aspettare necessariamente una malattia terminale. Il Belgio è stato il primo paese a legalizzare l’eutanasia, nel 2002, però la legge attuale limita questa pratica ai pazienti che soffrono di un male insopportabile e che non abbiano nessuna speranza di vita. Si applica anche in alcuni casi di malattie mentali e demenza.