Me l’ha ordinato Dio”; così si è giustificato AdamMadaKabobo, il ghanese che uccise con un piccone tre persone a Milano, conosciuto come l’aggressore di Niguarda, per il tentativo di strangolamento intentato ai danni di un altro detenuto di San Vittore, dove si trova in carcere.

Una lite all’origine del gesto, ma come per il caso del triplice omicidio a picconate, Kabobo ha dichiarato che a guidarlo sono state le “voci”, anche la “voce di Dio”. Dopo l’aggressione, avvenuta lunedì scorso, bloccato dall’intrevento delle guardie carcerarie, Kabobo è stato trasferito in isolamento, è sorvegliato a vista e continua la terapia psichiatrica.

L’infermità mentale per Kabobo sarebbe solo parziale, secondo quanto indicato dal collegio medico-legale nella perizia psichiatrica disposta dal gip su richiesta del PM ed eseguita nelle scorse settimane. Malgrado la “psicosi schizofrenica” diagnosticata, a Kabobo è stata riconosciuta la capacità “di volere” e di “autodeterminarsi” relativamente alle aggressioni di Niguarda. Verrà quindi processato e potrebbe essere condannato alla reclusione, anche se con una pena ridotta.

Gli avvocati difensori del ghanese, Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno, hanno dichiarato di non essere stati informati dell’episodio di aggressione e tentato strangolamento di lunedì. Ciccarone ha commentato che si tratta di una cosa “molto strana e grave“ che un detenuto “con seri problemi psichiatrici e che sta seguendo delle terapie, venga messo nella stessa cella con un’altra persona”; fatto di cui era stato messo al corrente dallo stesso Kabobo durante una visita in carcere nei giorni scorsi.

Il processo al ghanese Adam “Mada” Kabobo per quanto concerne i fatti di Milano, dovrebbe tenersi con rito immediato, la difesa chiederà il rito abbreviato per guadagnare uno sconto della pena, poi sarà nelle mani del GUP, il giudice nel processo con rito abbreviato, la decisione riguardo all’infermità mentale.