ANZIANI AVVELENATI IN FRANCIA – Un’infermiera 30enne è stata incriminata dopo la morte sospetta di una paziente di 84 anni. Un mix di farmaci letale per “per alleviare la loro sofferenza“, sarebbe stato somministrato dall’infermiera ai pazienti ricoverati nella casa di riposo per anziani Cesalet, legata all’ospedale Chambéry, a Jacob-Bellecombette, nella Savoia.

La vittima 84enne, entrata in coma il 27 novembre e morta due giorni dopo, che con il suo caso ha dato il via alle indagini, sarebbe una dei sei ospiti della casa di riposo che hanno così trovato la morte nel corso degli ultimi due mesi, come conseguenza alle azioni dell’infermiera, che avrebbe somministrato il coktail di farmaci micidiale anche ad altri tre anziani, non deceduti a seguito della sua azione.

L’anziana deceduta era stata trasportata in ospedale, ma le cause del coma non erano state identificate fino all’esame tossicologico eseguito dopo il decesso.

L’analisi tossicologica del sangue aveva rivelato la presenza di sostanze psicotrope in dosi superiori alla quantità della normale dose terapeutica e nessuna delle sostanze faceva parte della terapia farmacologica a cui era sottoposta la paziente. La Procura ha quindi aperto un’inchiesta che è giunta all’infermiera e alle sue deposizioni in cui afferma di aver somministrato i farmaci volutamente. A spiegare in parte il comportamento dell’infermiera sarebbe il suo disagio psicologico, è stata definita una donna solitaria e schiva, aggravatosi dopo la morte della madre nell’estate 2013, a cui lei aveva accudito in prima persona per lungo tempo.

L’infermiera è stata per ora incriminata per tentato avvelenamento, ma l’accusa potrebbe essere trasformata in omicidio: “La difficoltà in questo caso è definire se c’era una vera intenzione di uccidere“, ha detto una fonte vicina agli inquirenti.

Il comportamento dell’infermiera omicida potrebbe essere punito con l’ergastolo.

I precedenti recenti, in Francia, sono quelli del medico del pronto soccorso di Bayonne, Nicolas Bonnemaison, condannato a 10 anni di reclusione per l’avvelenamento di sette pazienti già in fin di vita, il medico si giustificò dichiarando che voleva porre fine alla loro sofferenza. Passato alla cronaca anche il caso dell’infermiera presso l’ospedale di Mantes-la-Jolie, condannata a dodici anni di reclusione per l’eutanasia di sei pazienti, anche loro in condizioni molto gravi.

Nel caso dell’infermiera della casa di riposo per anziani, però, secondo il procuratore aggiunto di Chambéry, che ha chiesto la custodia cautelare per la donna, seppur dichiaratamente colpevole l’accusata sarebbe sembrata “colpita dalle sue stesse azioni”; ha anche precisato che le vittime dell’avvelenamento non erano così gravemente malate da essere giunte alla fine della loro vita, quindi non si potrebbe parlare di eutanasia.

Lo staff della casa di cura di Casalet è ora sotto shock, oltre ai parenti degli ospiti e agli ospiti stessi, mentre specialisti nel sostegno psicologico sono stati chiamati ad assistere il personale e gli assistiti della struttura.