Tragica fine per gli alpinisti in escursione sul monte Everest nel fine settimana. La causa dell’incidente forse una bufera di vento, ma anche misure di sicurezza non rispettate. Le vittime accertate sono tre, mentre altri due scalatori risultano dispersi, secondo le dichiarazioni ufficiali delle autorità del Nepal.

Gli scalatori deceduti sono stati identificati: si tratta di un medico tedesco di 61 anni, Eberhard Schaaf, Shah Shriya, originario del Nepal ma nato in Canada, e il sudcoreano di 44 anni, Won-bin. Gli alpinisti mancanti all’appello sono un cittadino cinese e il suo “sherpa”, la tipica guida nepalese.

Molti altri alpinisti hanno raggiunto la vetta la vetta più alta dell’Himalaya, e della Terra, al confine tra la Cina e il Nepal, negli stessi giorni e in quelli immediatamente precedenti, ma le condizioni atmosferiche sono peggiorate in modo repentino sabato pomeriggio, come dichiarato da Gyanendra Shrestha del Dipartimento di Alpinismo nepalese. “Il personale medico presso l’Himalayan Rescue Association ritiene che la causa della morte possa essere stata il mal di montagna“, cioè la scarsa ossigenazione dovuta all’altitudine, causa frequente di

problemi per gli scalatori a tali altitudini. “Gli arrampicatori spendono le loro energie nella salita e sono esausti e stanchi in discesa“.

Almeno altri 150 scalatori hanno raggiunto la vetta in questi sabato e domenica, le condizioni meteorologiche infatti erano abbastanza buone per consentire la scalata degli 8000 metri di altezza dell’Everest, che dal lato Sud, cioè dalla parte del Nepal è relativamente più facile. Ma la raccomandazione, per tutti, è di non affrontare la salita dopo le ore 11:00 del mattino. Il tragico episodio ricorda un precedente del 10 maggio del 1996, quando il sopraggiungere di una tempesta di vento e neve nel pomeriggio portò alla morte 8 scalatori che si erano attardati.