LA DECISIONE DEL CONDANNATO A MORTE – Una scelta che non ha precedenti, quella di Ronald Phillips, condannato alla pena capitale nello Stato americano dell’Ohio, per aver ucciso un minore. Donare gli organi.

Il governatore dell’Ohio si dice in difficoltà: la richiesta del condannato di donare gli organi è ‘un territorio inesplorato’, così ha deciso di rimandare l’esecuzione, esprimendo la speranza che l’uomo possa davvero aiutare a salvare altre vite prima di perdere la propria.

Ronald Phillips, 40 anni, doveva essere giustiziato oggi, con l’iniezione letale di una combinazione di due farmaci mai usata prima negli Stati Uniti, ma il governatore John Kasich ha emesso una sospensione dell’esecuzione e la data è stata spostata al 2 luglio.

Se un’altra vita può essere salvata dalla sua volontà di donare i suoi organi e tessuti, allora dovremmo permettere che accada” ha detto Kasich in una dichiarazione. Vuole dare il tempo agli esperti per studiare il caso dal punto di vista medico e verificare se Phillips può donare gli organi non vitali, come ad esempio un rene, prima di essere giustiziato.

Il condannato, in una lettera, ha esposto la sua volonta di procedere alla donazione di un rene a sua madre e del cuore alla sorella, che soffrono di gravi patologie e sono in attesa di trapianto.

Il suo avvocato ha specificato che si tratta dell’intenzione di fare del bene, non una tattica per ritardare la pena capitale.

Il sistema carcerario dell’Ohio accoglie le donazioni di organi, ma i funzionari della prigione hanno respinto la richiesta, dicendo che è arrivata troppo tardi per mettere a punto le procedure di espianto mantenendo i giusti standard di sicurezza.

Inoltre, anche se sistono precedenti nella donazione di organi da parte di un detenuto condannato a morte in America, si è sempre trattato di organi non vitali e con un margine temporale ampio tra l’espianto e l’esecuzione della condanna. La donazione di organi vitali solleva questioni etiche più grandi e non è mai stata consentita durante le esecuzioni degli Stati Uniti, ma si sa di casi verificatisi in Cina.

Chi si oppone alla pena di morte ha osservato che, se l’intenzione è quella di salvare una vita, lo si può ottenere semplicemente lasciando in vita il condannato.