I più aggiornati sul mondo dei social network e della comunicazione digitale stanno sentendo parlare già da diverso tempo di Mastodon e di fediverso, un nuovo modo di intendere il microblogging che aspira a rubare quote di mercato allo storico Twitter, in particolare dopo l’acquisizione della società da parte di Elon Musk e tutte le polemiche suscitate dal caso. Ma di cosa si tratta più nello specifico?

Cosa sta accadendo a Twitter con l’arrivo di Musk?

Gli ultimi mesi sono stati abbastanza turbolenti per Twitter, la piattaforma social di microblogging che dal 2006 a oggi ha rivoluzionato il modo di comunicare e di fare informazione a livello globale. Dall’annuncio dell’acquisizione da parte di Elon Musk fino alle più recenti comunicazioni riguardo ai possibili cambiamenti nelle regole che finora hanno governato il servizio, si sono infatti moltiplicate le critiche verso il nuovo CEO della società, con tanto di abbandoni importanti e nascita di servizi alternativi che mirano ad attrarre proprio i fuoriusciti da Twitter.

Tra questi troviamo Mastodon, progetto del programmatore tedesco Eugen Rochko che in poche settimane ha superato i 200mila iscritti, attirando l’attenzione di quegli utenti che non vedono più in Twitter la chiarezza e la trasparenza di un tempo e che, pertanto, vogliono entrare a far parte di una piazza nuova e più aperta.

Che cos’è e come funziona Mastodon?

Mastodon si definisce come una grande rete di microblogging libera e open source, che si pone l’obiettivo di fornire un’esperienza social molto simile a quella di Twitter ma con il massimo grado di autogestione da parte degli utenti. Un’alternativa alle classiche piattaforme di stampo commerciale in cui si cerca di annullare la possibilità che la comunicazione possa essere monopolizzata da una singola multinazionale, rischio verso cui sembra che il mercato si stia dirigendo soprattutto dopo le operazioni del gruppo Meta di Zuckerberg e la citata acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk.

Proprio per tenere fede a questa filosofia di fondo, Mastodon presenta delle caratteristiche ben specifiche, a partire dalla totale assenza di pubblicità, che per altre piattaforme social ha significato negli anni uno spostamento del focus dall’utente agli inserzionisti. A ciò si aggiunge il fatto che Mastodon non si basa su alcun algoritmo, dunque non impone i contenuti in base alla lettura dei dati di navigazione e, al contempo, vengono garantiti i massimi livelli di protezione dei dati personali.

Tutti i post vengono visualizzati in base a una linea temporale e non sulla base dei suggerimenti del sistema e non viene utilizzata alcuna tecnica per attrarre l’attenzione degli utenti in ottica commerciale. L’uso può sembrare inizialmente più macchinoso rispetto ai social più famosi, dal momento che una volta creato l’account occorre scegliere un’istanza, ossia un server su cui poggiare il proprio profilo, ma ciò non rappresenta assolutamente un limite in quanto ciascuno può seguire ogni altro account presente su altre istanze e viceversa.

Mastodon e il concetto di fediverso

Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare spesso di “multiverso“, la dimensione virtuale in cui Mark Zuckerberg intende trasportarci nel prossimo futuro per lo svolgimento delle diverse attività quotidiane, dal lavoro allo svago. Un concetto che si ricollega al tema della realtà virtuale di cui già tanto si parla nell’ambito dei videogiochi, del turismo e non solo, ma che nella chiave di lettura del fondatore di Facebook rischia di essere fin troppo legato al brand di cui si fa portavoce.

Completamente diversa è invece l’idea di fediverso, che per assonanza alcuni confondono con il progetto di Meta ma che in realtà indica un “universo federato”, un insieme di migliaia di siti connessi tra loro e i cui utenti possono interagire liberamente anche se su provider differenti (in pratica come se un account di Facebook potesse inviare un messaggio direttamente a un profilo Instagram).

Mastodon, assieme ad altre piattaforme che ricalcano il funzionamento dei servizi più famosi, fa parte proprio di questo enorme contenitore, basato sulla libertà dei server, che non sono di proprietà di nessuna azienda, e sulla totale assenza di una logica di profitto, elemento quest’ultimo che svincola ogni sito dalle promozioni di natura commerciale e dall’idea di trattare i dati di navigazione degli utenti come materiale utile per migliorare l’efficacia delle pubblicità.

Zero algoritmi e il solo obiettivo di avvicinare le persone sfruttando in maniera etica e sana la tecnologia: è possibile che sia questo il futuro dei social o si tratta di pura utopia?