TORINO – Amarezza sconforto e tanta rabbia tra ex lavoratori e famigliari delle vittime dell’amianto. La Cassazione ha annullato la condanna per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny nel maxiprocesso Eternit. Annullata senza rinvio la sentenza emessa il 3 giugno 2013 dalla Corte d’appello di Torino, che aveva condannato l’imputato a 18 anni di reclusione. Il reato e’ stato prescritto. Una decisione maturata dai giudici al termine del primo grado. Sono stati annullati anche i risarcimenti per le vittime. La decisione della Prima sezione penale della Cassazione di Torino ha suscitato forti proteste dei numerosi familiari delle vittime dell’amianto presenti nell’Aula magna. “Vergogna, vergogna” hanno gridato subito dopo la lettura del verdetto.

I fatti al centro del processo risalgono al 1966. Nel febbraio 2012 i vertici della Eternit erano stati giudicati responsabili, in primo grado, della morte di oltre 2100 persone negli stabilimenti italiani dell’azienda e della malattia di altre 800, per le quali la sentenza prevedeva risarcimenti economici di 30 mila euro a vittima, 35 mila euro per gli ammalati. Erano previsti anche risarcimenti economici per le oltre 2 mila parti civili in causa, tra cui il Comune di Casale Monferrato, già sede del principale stabilimento dell’azienda, cui il Tribunale aveva riconosciuto un risarcimento di 25 milioni di euro, 7 milioni in più di quanto recentemente proposto in via stragiudiziale dall’azienda (e rifiutato dal Comune di Casale). 20 milioni di risarcimento erano stati riconosciuti anche alla Regione Piemonte. Anche allora la prescrizione aveva colpito. Prescrizione per i reati commessi presso gli stabilimenti di Rubiera (RE) e Bagnoli (NA).

Il pm Raffaele Guariniello che in primo grado e in appello aveva ottenuto la condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, per il momento non ha voluto aggiungere altro a queste semplici parole: “Aspetto di leggere la sentenza”. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, sulla sentenza Eternit si e’ subito espresso con una profonda indignazione: “Apprendo con sorpresa e disappunto della decisione della Corte di Cassazione di annullare, causa prescrizione del reato, la sentenza di condanna a Stephan Schmidheiny nel processo Eternit. Non può che destare profonda indignazione il fatto che migliaia e migliaia di persone e famiglie siano private del riconoscimento dei danni e delle responsabilità per ragioni che sono poco più che cavilli burocratici”.

Poi Chiamparino aggiunge: “Quando il diritto cozza con le più elementari ragioni di giustizia è segno che c’è qualcosa di profondo che non funziona. Il danno provocato dagli stabilimenti Eternit allunga la sua ombra su generazioni future”.

Anche Concetta Palazzetti, sindaco di Casale Monferrato, uno dei centri più colpiti dalla tragedia della Eternit, ha voluto esprimere subito il suo sconforto: “Sono dispiaciuta e amareggiata, ma preferisco aspettare domani prima di aggiungere altro, quando riunirò la giunta comunale per decidere che cosa fare”.

C’e’ anche un altro problema ossia che l’amianto continua ad uccidere. L’avvocato Sergio Bonetto, che difende i familiari di 400 parti lese per le morti dovute all’amianto, e difende anche l’associazione italiana esposti amianto (Aiea) e l’Associazione familiari e vittime amianto (Afeva) oltre a Legambiente, nella sua arringa ha detto che “il picco delle morti è previsto per il 2025, quindi il reato di disastro ambientale doloso è ancora in corso e non si è affatto prescritto”.

Le dichiarazioni del magnate svizzero Eternit, Schmidheiny, attraverso il suo portavoce. “L’Italia è l’unico paese che vuole risolvere la catastrofe dell’amianto attraverso processi penali contro singole persone. Personalmente ho la certezza che l’abbandono anticipato dell’amianto sia la cosa migliore. La Suprema Corte conferma che il processo Eternit si è svolto in violazione dei principi del giusto processo […] una teoria del complotto” da parte della procura di Torino “costretta a trovare colpevole”.