Curriculum Vitae o Calcetto? Poletti preferisce il secondo

Le scioccanti affermazioni del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti (nella foto) hanno scatenato un acceso dibattito non solo in Aula ma anche nelle reti sociali.

“Il rapporto di fiducia è un tema sempre più essenziale” si creano più opportunità “a giocare a calcetto che a mandare in giro i Curriculum Vitae“. Sono le parole di Giuliano Poletti, parlando agli studenti dell’istituto tecnico professionale Manfredi-Tanari di Bologna. Secondo Poletti, la dinamica delle relazioni è importante per il futuro lavorativo e “i rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza scuola lavoro fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative”.

Le frasi pronunciate nel corso dell’incontro hanno scatenato l’immediata reazione del mondo politico. “Dal ministro Poletti arriva l’ennesimo intervento a gamba tesa e, è il caso di dirlo, un calcio in faccia ai molti giovani disoccupati. Ormai non ci sono più commenti sulla sua scarsa sensibilità. E’ da cartellino rosso”, dicono i deputati M5S della Commissione Lavoro.

“Il rapporto di fiducia è sicuramente un tema essenziale, ma ci sembra singolare che un ministro dica che ci siano più opportunità lavorative a giocare a calcetto che a mandare curricula. Certe affermazioni sono quanto meno discutibili, soprattutto se pronunciate da chi di lavoro si deve occupare istituzionalmente. Se il ministro Poletti voleva fare dell’ironia, l’hanno capita veramente in pochi”, aggiunge Antonio Misiani, parlamentare Pd.

Così ha risposto alle polemiche il ministro Poletti: “Non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola. Vedo che si stanno strumentalizzando alcune frasi che ho pronunciato in occasione di un incontro con gli studenti di una scuola di Bologna per parlare di alternanza scuola-lavoro”, frasi, sostiene il ministro, “che gli studenti hanno compreso e condiviso nel loro significato”.

Il ministro Poletti era stato già al centro di polemiche

Sí, nei mesi scorsi, dopo aver detto che “è meglio non avere tra i piedi” alcuni giovani che vanno a lavorare all’estero. In quell’occasione il titolare del dicastero si era poi “scusato per l’espressione” spiegando di essersi espresso “in modo sbagliato”. Il 26 novembre 2015 aveva fatto discutere con la frase “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21“. Appena un mese prima, durante la presentazione del bilancio dell’Inps ne aveva ringraziato il consiglio d’amministrazione. “Ho detto cda e non c’è…. mi avete beccato subito… allora ringrazio il presidente“, ha poi rimediato il ministro.

Poletti non è il solo politico a fare “gaffes” incredibili

Molti i precedenti illustri. Nel 2007 l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, aveva definito “bamboccioni” i giovani che vivono “ancora” con i genitori. Quattro anni dopo Renato Brunetta aveva risposto a due precarie dicendo loro “Siete l’Italia peggiore”, cui fece eco qualche anno dopo Mario Monti con “Avere un posto fisso per tutta la vita è monotono, i giovani dovrebbero essere aperti a nuove sfide e non aspettare il contratto a tempo indeterminato”. Nel maggio del 2012 la miccia era stata accesa da Elsa Fornero che, commentando alcuni dati riguardanti l’apprendimento dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni aveva detto senza peli sulla lingua che “i nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, l’italiano compreso e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto”.