CRISI e Discriminazione ultimo Dpcm: un terzo delle strutture ARCI non riaprirà.

Un altro settore si lamenta delle pesanti restrizioni applicate dal Governo per la prevenzione dei contagi da COVID-19. Dopo la denuncia dell’Associazione Nazionale Estetica Benessere e Affini, oggi arriva anche quella della Presidente nazionale dell’ARCI Francesca Chiavacci, la quale davanti alla grave crisi in corso nel nostro paese afferma in diretta al TgCom24: “Non ce la facciamo più a garantire sopravvivenza nostre strutture!“.

“Un terzo delle nostre 4 mila strutture ha già deciso che non ce la farà a riaprire. Non ce la facciamo più, non ce la facciamo più dopo tutti questi mesi a garantire la sopravvivenza delle nostre strutture. Siamo allo stremo, siamo ormai a rischio di sopravvivenza”.

La Presidente Chiavacci ha spiegato inoltre nel suo intervento:

Le nostre normative igienico-sanitarie sono identiche a quelle del settore pubblico, quindi questa discriminazione che ha consentito ai ristoratori pubblici di poter esercitare la somministrazione di cibo e bevande, a noi non è toccata. La somministrazione, che è fonte di autofinanziamento per i nostri circoli, era vietata ed è vietata anche con l’ultimo Dpcm“.

“Anche i fondi per il ristoro dei nostri circoli, che svolgono un ruolo di promozione di una socialità sana e quindi sicura, sono stati pochissimi e soprattutto non sono ancora stati erogati. In tanti piccoli paesi, nelle periferie di grandi città, alcuni dei nostri circoli sono l’unico presidio di socialità e solidarietà, anche offrendo un pasto caldo o un caffè a una persona che

è sola. Per questo, chiediamo di poter continuare a svolgere questo nostro ruolo, in sicurezza”.

“Il nostro appello purtroppo però è rimasto disatteso, anche nell’ultimo Dpcm (ecco cosa si può fare dal 16 gennaio al 5 marzo). Oggi questa situazione politica non ci aiuta. Abbiamo voluto chiedere ancora e speriamo che si comprenda l’importanza della nostra attività, che non è un’attività economica ma è un’attività preziosa e, a causa di queste chiusure, rischia di non esistere più”.

“È chiaro che in questi mesi – ha continuato la Presidente Chiavacci – i costi degli affitti, delle bollette e di tenuta di queste strutture sono andati avanti lo stesso, ma c’è anche un tema motivazionale oggettivamente: siamo fatti anche di tanti volontari che non capiscono perché questo pezzo del terzo settore venga tralasciato. Abbiamo addirittura chiuso a febbraio prima ancora che arrivasse una norma che ce lo chiedeva. Oggi ci sembra che la situazione sia diversa e, per questo, chiediamo di poter riaprire”, ha concluso Francesca Chiavacci, Presidente nazionale ARCI, intervenuta al TgCom24.