Cozze vive contaminate? Creato un inutile allarmismo nei social e nel web

Aggiornamento: la risposta ufficiale da Asl 5 Spezzino (La Spezia) – Liguria. Grazie all’interessamento del gentile Paolo Varrella, un allevatore di militi di La Spezia, abbiamo la risposta al caso delle presunte cozze contaminate che ha creato nelle ultime ore un inutile allarmismo nei social e nel web.


Buongiorno

Dalla consultazione del sito ufficiale delle allerte risulta quanto segue:

– Allerta attivato 21 novembre da regione Lombardia su lotto di 29.955 kg mitili provenienti da Zona A di Pontevedra.

– Presenza di E. coli in 2 delle 5 unità campionarie (valore 490 MPN/100 g) campionate 8 novembre dopo 6 ore dall’arrivo.

– Regioni coinvolte SOLO Em. Romagna e Veneto.

Considerazioni:

– Prodotto presumibilmente già non più presente sul mercato alla data di attivazione dell’allerta (trascorsi ben 15 giorni).

– Rischio quasi inesistente, ma legato al fatto che i mitili erano destinati al consumo diretto in quanto provenienti da Zona A.

– In ogni caso E. coli non rappresenta un rischio diretto per il consumatore (con una fetta di pecorino ne assumiamo molti di più), ma è legato al fatto che E. coli per i molluschi (così come per le acque potabili) costituisce un BATTERIO INDICATORE, cioè la sua presenza è un segnale (indiretto) della possibile presenza di virus enteropatogeni (questi sì pericolosi per la salute). Nel momento in cui i laboratori disporranno di esami per virus accreditati forse non si avrà più bisogno di  ricercare l’e. coli. In ogni caso è EFSA e l’Unione Europea a decidere per l’intero territorio comunitario.

– Solo alcuni ceppi di E. coli sono molto dannosi per l’uomo, ma per nostra fortuna non sono mai collegati a molluschi e pesce, bensì a carni, latte e prodotti derivati.

Ulteriore considerazione: meglio prendere con la dovuta precauzione tutto quello che compare sui social e web, ma affidarsi alle fonti ufficiali.

Un cordiale saluto

S.C. Igiene degli Alimenti di Origine Animale

Direttore

Dr. Mino Orlandi


SALUTE NEWS – “La guerra fra cozze e ostriche fu molto sanguinosa e durò anni. Alla fine si addivenne ad un armistizio e si decise di erigere un monumento alla memoria dei caduti: il mitile ignoto”, recita un aforisma simpatico di DrZap. E a proposito di cozze, dovete sapere che è meglio non mangiare le cozze crude. Infatti, poche ore fa, per le cozze vive è stata diramata in tutta Italia un’allerta massima perchè potrebbero contenere il pericoloso batterio Escherichia Coli “oltre i limiti di legge”.

L’allarme che riguarda l’intero territorio nazionale, da nord a sud, è stato lanciato dal RASFF, il sistema di allerta europeo rapido per la sicurezza alimentare.

Il rischio si estende a macchia d’olio e sembrerebbe riguardare gran parte delle cozze vive vendute sul mercato italiano.

Il Rasff, ha già inviato un documento sugli alimenti a rischio per il ritiro dei prodotti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica. E lo sono davvero se contengono questo batterio molto insidioso presente in acque inquinate da feci che può essere una bomba per l’apparato digerente e provocare nausea, forti crampi addominali, diarrea, vomito.

L’allerta in questione è del 27 novembre rif. 2034.2017, non si conoscono i lotti coinvolti anche perchè riguardano non solo la Grande distribuzione ma anche pescherie e mercati. Quello che è certo è che il ritiro (presumibilmente) è stato già avviato in tutta Italia, misura a tutela della salute dei consumatori.

L’invito da parte del Sistema di allerta è quello di prestare la massima attenzione e a non consumare questo tipo di bivalvi senza prima sottoporli al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti, ricorda che il consumo dei molluschi Bivalvi è considerato uno dei principali responsabili di trasmissione all’uomo di diverse malattie d’origine batterica e virale nonché intossicazioni da enterobatteri. Pertanto, invita chiunque avesse acquistato questo prodotto a consumarlo ben cotto evitando il consumo di prodotti crudi.

Occorre anche dire, come ci ricorda il gentile Paolo Varrella, un allevatore di militi di La Spezia, che “l’Italia dispone di un sistema capillare di controlli sanitari volti a ricercare gli eventuali batteri primariamente in mare proprio per prevenire la messa sul mercato di eventuali partite contaminate“.

E aggiunge: “in molte zone, come ad esempio quella da dove scrivo, dispongono di centri depurazione molluschi dove vengono conferiti e depurati tutti i molluschi messi in commercio”.

Infine l’allevatore evidenzia come “generalizzare rischia di tradire il mandato di dare informazioni tempestive ai consumatori, nell’interesse della loro stessa salute e nell’interesse di chi lavora in mare con passione e serietà”.