CRISI COREANA – Il ministro della Difesa della Corea del Sud ha dichiarato giovedì che non ci sono segni che Pyongyang si sta preparando ad un vero e proprio conflitto, solo perché la Corea del Nord ha spostato un missile verso la costa e dichiarato di aver dato il via libera al possibile attacco nucleare agli Stati Uniti d’America anche con “più piccole, più leggere e diversificate” armi nucleari. Una sorta di avvertimento, nel comunicato dello Stato maggiore dell’Esercito popolare coreano, giunto agli Sati Uniti attraverso la pubblicazione da parte dell’organo di stampa governativo nord coreano KCNA.

Il ministro della Difesa sudcoreano Kim Kwan-jin ha però respinto i rapporti apparsi nei media giapponesi che sostengono come il missile a lunga gittata in grado di colpire gli Stati Uniti di cui parla la Corea del Nord potrebbe essere un KN-08.

Kim Kwan-jin ha sostenuto in una riunione della commissione parlamentare che il missile spostato ha un notevole raggio d’azione ma non abbastanza per colpire il continente americano. Potrebbe essere un missile noto con il nome Musudan, che ha un raggio di 3.000 chilometri o poco più. Ciò renderebbe il Giappone e la Corea del Sud bersagli potenziali, ma poco si sa circa la precisione del missile. Ha anche detto di non conoscere le ragioni del movimento missile, dicendo che “potrebbe essere per un test o esercitazioni“.

Esperti internazionali concordano: la Corea del Nord non ha ancora dimostrato di avere missili capaci di agire con un così lungo raggio e precisione. Alcuni sospettano che missili a lungo raggio svelati da Pyongyang in una parata militare nello scorso anno fossero in realtà solo dei prototipi.

Da quello che sappiamo del suo inventario esistente, la Corea del Nord possiede missili a breve e medio raggio, che potrebbero complicare la situazione nella penisola coreana (e forse raggiungere il Giappone), ma non abbiamo visto alcuna prova che abbia missili a

lungo raggio che potrebbero colpire gli Stati Uniti continentali, Guam o le Hawaii“, ha affermato James Hardy, direttore di IHS Jane’s Defence Weekly, in una recente analisi apparsa sul settimanale specializzato in azioni e strategie militari.

Kim Kwan-jin ha aggiunto che se la Corea del Nord si stesse preparando per un vero e proprio conflitto ci sarebbero altri segni, tra cui la mobilitazione di un certo numero di unità e truppe, segnali che i funzionari della Corea del Sud non hanno ancora notato. In sostanza, per la Corea del Sud, le minacce della Corea del Nord sarebbero solo “minacce retoriche”. Gli analisti dicono che le minacce sono probabilmente un tentativo per intimidire la politica della Corea del Sud, per vincere trattative diplomatiche con Washington e per consolidare l’immagine del giovane leader nordcoreano Kim Jong Un.

Sulla falsariga di questa convinzione, anche Washington ha ridimensionato le proprie reazioni e accantonato i piani aggressivi. Dalla Casa Bianca, attraverso Caitlin Hayden, la portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, giunge l’invito alla Corea del Nord di evitare le minacce “provocatorie” e di “conformarsi agli obblighi internazionali“.