PARTO CESAREO FORZATO E AFFIDAMENTO DELLA BIMBA – È stata la decisione del tribunale nell’Essex: prendere la bambina dal grembo della madre e affidarla ai servizi sociali.

Ancora adesso, 15 mesi dopo la nascita, la donna italiana non può riavere sua figlia, che le è stata tolta dal ventre con un parto cesareo dopo che gli assistenti sociali avevano riscontrato nella gestante problemi di salute mentale.

Il parlamentare liberal democratico John Hemming ha detto che porterà il caso in Parlamento dopo aver parlato con la donna coinvolta. Si tratta di stabilire se la sedazione e il parto forzato fossero davvero un’azione imprescindibile compiuta nell’interesse della donna, che si trovava in Gran Bretagna per motivi di lavoro.

Il rapporto del Telegraph pubblicato oggi, domenica 1 novembre, parla della discutibile decisione dell’Alta Corte dell’Essex, sollecitata dai servizi sociali, di sedare la donna e praticarle un taglio cesareo per far nascere, e sottrarle, la bambina che portava in grembo.

La bambina, ora di 15 mesi di età, è ancora sotto l’assistenza dei servizi sociali, che si rifiutano di riconsegnarla alla madre, malgrado la donna abbia affermato di aver compiuto un pieno recupero della salute mentale.

Gli avvocati della donna hanno dichiarato attraverso le pagine del giornale che il Consiglio dell’Alta Corte dell’Essex avrebbe dovuto consultare la famiglia della donna e coinvolgere nella vicenda anche i servizi sociali italiani, prima di compiere un gesto tanto determinato.

Il fatto, secondo la ricostruzione del Telegraph avrebbe avuto luogo dopo che la donna si era momentaneamente trasferita in Gran Bretagna nel luglio dello scorso anno per frequentare un corso di formazione con una compagnia aerea all’aeroporto di Stansted

nell’Essex.

La donna è stata colpita da un attacco di panico, che i parenti ritengono sia stato causato dall’impossibilità di assumere regolarmente il farmaco con cui la donna curava il disturbo bipolare. Portata in una struttura psichiatrica, è stato trattenuta per analizzare la sua condizione, mentre i servizi sociali ottenevano un ordine dell’Alta Corte per la nascita forzata da eseguire mediante taglio cesareo.

Nel mese di febbraio la madre, che nel frattempo era stata dimessa dalla struttura sanitaria ed era tornata in Italia, si è recata di nuovo in Gran Bretagna per chiedere la restituzione della figlia, ma un giudice ha stabilito che per la bambina deve essere disposta la possibilità di adozione a causa del rischio che la madre possa subire una ricaduta dei suoi disturbi.

Brendan Fleming, l’avvocato britannico della donna, ha dichiarato: “Non ho mai sentito nulla di simile in tutti i miei 40 anni di lavoro“. Si tratta senza dubbio di un complesso caso di Diritto internazionale privato, che solleverà non poche polemiche.