La storia di Cesare Maldini, una vita per il calcio

La storia di Cesare Maldini. È la storia di un uomo che è stato un grande calciatore. E quando ha smesso di fare il calciatore ha saputo essere un grandissimo allenatore. E quando ha smesso di fare l’allenatore è stato un valido commentatore sportivo. Ma prima di tutto è stato un padre esemplare che è riuscito a trasmettere il suo DNA da campione ad un figlio che ha avuto il piacere e l’onore di allenare e che è diventato un campione eccezionale. Enrico Ruggeri ha parlato oggi a Radio 24 di Paolo Maldini e di suo padre Cesare Maldini (foto). Con lui, ai microfoni di Il Falco e il Gabbiano in streaming diretta live dalle 15:30, il campione del mondo e oggi commentatore sportivo Beppe Bergomi.

Una carriera nata nelle giovanili della squadra della sua città, Trieste, Cesare Maldini è figlio di genitori di origine slovena il cui cognome è stato italianizzato durante il Fascismo. Nato nel 1932, esordisce in serie A nella stagione 52-53. Lui gioca in difesa e si distingue subito per sicurezza e carattere. Quando l’anno dopo alla guida dell’Alabarda arriva “el Paron”, Nereo Rocco, Maldini conquista subito la fascia da capitano. Ha solo ventuno anni, ma Rocco ha già riconosciuto in lui la stoffa del campione. E infatti l’anno dopo c’è un trasferimento importante. Cesare Maldini approda al Milan dove l’allenatore Ungherese Bela Guttman lo trasforma in un libero, mettendolo davanti alla difesa.

Nel 1954, Bela Guttmann viene sostituito da Hector Puricelli e il Milan conquista un attesissimo scudetto. Cesare Maldini ha la fortuna di far parte di quella squadra e non è che l’inizio di un lungo periodo che durerà dodici anni. Stagione dopo stagione Maldini vede succedersi allenatori e compagni di squadra, fino al 1961 quando sulla panchina ritrova il suo padre putativo, Nereo Rocco, e nello stesso anno diventa capitano del Milan. E il 1961 i tifosi rossoneri se lo ricordano bene perché quell’anno inizia il ciclo del grande Milan che vince il campionato 61-62 e l’anno dopo disputa la storica finale di Coppa dei Campioni a Wembley, contro il Benfica di Eusebio.

È il 22 maggio 1963.

La partita si mette male dall’inizio, perché Eusebio sembra incontenibile e segna dopo appena venti minuti. Il Milan sembra incapace di reagire. In difesa ci sono David, Trebbi e Benitez. Maldini e Trapattoni sono davanti alla difesa eppure nessuno riesce a fermare le scorrerie di Eusebio. Rocco dalla panchina si sbraccia, urla, ma lo stadio di Wembley è enorme e i giocatori sembrano non sentire. È in questo momento che arriva il colpo d’ala di Maldini. Cesare si improvvisa allenatore in campo e sposta Trapattoni su Eusebio che da quel momento non tocca più un pallone. Nel secondo tempo il Milan segna due volte e vince per la prima volta la Coppa dei Campioni.

Terminata la carriera da calciatore, Maldini diventa vice allenatore della squadra che conquista il Mondiale di Spagna dell’82. Prende per mano un gruppo di ragazzini nella Nazionale Under 21 e vince per tre volte di seguito il campionato europeo. Diventa allenatore della Nazionale maggiore e si ritrova in campo il figlio Paolo, considerato tra i più forti difensori del mondo.

Divenuto un valido commentatore sportivo, è domenica, il giorno delle partite di calcio, quando il suo cuore si è fermato, il 3 aprile 2016. Quel giorno in tutte le partite del campionato si è osservato un minuto di silenzio e il Milan ha giocato con il lutto al braccio.