Argentina: muore paziente curato con Biossido di Cloro per ordine di un giudice

Il paziente con covid-19 ai cui medici un giudice ha costretto a curare con biossido di cloro è morto lunedì, all’età di 92 anni, al Sanatorio Otamendi di Buenos Aires, in Argentina, dove era stato ricoverato.

Il suo caso è andato ai media poche ore prima, dopo che il giudice federale surrogato Javier Pico Terrero del Tribunale federale civile e commerciale n. 7 ha esortato il detto centro medico a fornire biossido di cloro per via endovenosa e ibuprofenato di sodio nelle nebulizzazioni al paziente.

La sua decisione legale è stata oggetto di una richiesta esplicita da parte della famiglia del malato e si basava su una prescrizione del medico che lo ha trattato in un modo particolare, ma ha causato l’immediato e diffuso rifiuto della comunità medica argentina, poiché il biossido di cloro è una sostanza proibita e scoraggiata dalle autorità sanitarie del paese.

Ora i parenti del defunto intendono segnalare il Sanatorio Otamendi per quello che considerano un reato di “omicidio colposo”, in quanto sostengono che la clinica “ha ampliato il trattamento”, spiega l’avvocato.

Una sentenza controversa e “preoccupante” del tribunale

La sentenza emessa dal giudice ha stabilito che il suo mandato di somministrare biossido di cloro e

ibuprofenato di sodio è stato “eseguito con urgenza”, poiché secondo il magistrato, questo trattamento avrebbe potuto “migliorare la diagnosi” e persino “salvare la vita del paziente”.

Il biossido di cloro, tuttavia, è stato fortemente indicato dall’Amministrazione nazionale dei medicinali, dell’alimentazione e della tecnologia medica (ANMAT) e dalla Società argentina di infettività (SAI) come una sostanza altamente pericolosa.

Per questo motivo, diversi dei suoi rappresentanti sono intervenuti ieri su vari media argentini definendo la decisione del giudice “aberrante” e “molto preoccupante”.

Inoltre, il parere ha sollevato preoccupazioni nella comunità medica del paese perché potrebbe generare giurisprudenza per prescrivere, con il sostegno dei tribunali, trattamenti che non sono convalidati dalle autorità sanitarie.