Tsunami nel Mar Mediterraneo nei prossimi 30 anni, il rischio c'è

Nei prossimi 30 anni è molto probabile che ci sarà uno tsunami nel Mar Mediterraneo, con onde alte più di un metro. La catastrofica previsione è stata affermata niente meno che dall’ UNESCO. Secondo la famosa agenzia, sebbene la maggior parte degli tsunami colpisca le popolazioni costiere nelle regioni del Pacifico e dell’Oceano Indiano, tutte le regioni costiere sono a rischio tsunami.

Non c’è una probabilità del 100% che accada, ma queste sono molto alte e dobbiamo essere preparati”, ha affermato il segretario esecutivo della Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO, Vladimir Ryabinin, citato da EFE. Inoltre, ha avvertito che le conseguenze di un possibile tsunami nel Mediterraneo potrebbero essere “catastrofiche“.

Non sappiamo se l’UNESCO si riferisca alla remota posibilità che, a causare un catastrofico tsunami nel Mediterraneo, sia una possibile eruzione vulcanica del Super Vulcano dei Campi Flegrei di Napoli che si sta riempiendo di magma.

Tsunami Ready: Sistema globale di Allerta Tsunami

sistema globale di allerta tsunami

L’agenzia delle Nazioni Unite sta preparando un ambizioso programma globale chiamato “Tsunami Ready“, attraverso il quale intende garantire che tutte le popolazioni costiere siano

preparate a questi disastri entro il 2030.

“Il sistema globale di allerta tsunami, guidato dall’UNESCO, è particolarmente efficace nel rilevare gli tsunami molto rapidamente. Ma non basta dare l’allarme: per salvare vite umane, anche le comunità costiere devono essere formate per rispondere in modo adeguato”, ha spiegato il Direttore Generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay.

Allerta Tsunami, mappe di evacuazione pubblicamente accessibili

Il programma è già stato sperimentato in 40 comunità in 21 paesi delle regioni dei Caraibi, del Pacifico e dell’Oceano Indiano. Per essere “pronta per lo tsunami”, una comunità deve sviluppare un piano di riduzione del rischio, designare e mappare le zone pericolose, sviluppare l’istruzione pubblica e materiali di sensibilizzazione, creare mappe di evacuazione pubblicamente accessibili e pubblicare pubblicamente informazioni sugli tsunami, conclude l’organizzazione internazionale.