ROUTLEY SCOTT NON PROVA DOLORE – Ha potuto comunicare con i medici, dopo 12 anni di stato vegetativo e lesioni cerebrali. I testi di medicina si dovranno riscrivere? Sicuramente è una svolta decisiva per il tema dello stato vegetativo e le problematiche mediche ed etiche ad esso collegate.

Definizione di “stato vegetativo”, recita Wikipedia: “è una condizione di possibile evoluzione del coma caratterizzata dalla ripresa della veglia, senza contenuto di coscienza e consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante”.

La nuova scoperta, del neuroscienziato Adrian Owen, è che anche un paziente nella situazione di Routley Scott, 39 anni, da dodici anni considerato incapace di comunicare e privo di segni di consapevolezza o percezione di sé stesso, può essere capace di ragionare e interagire.

Il dato di fatto: uscendo dal coma, un paziente in stato di veglia e con gli occhi aperti, è in grado di comunicare.

Il caso di Routley Scott è emerso perché è stato semplicemente messo in grado di comunicare, collegato ad una macchina che effettua la risonanza magnetica funzionale neuronale.

Il metodo che è stato usato dal professor Adrian Owen, il neuroscienziato che ha guidato il team del Brain and Mind Institute, dell’University of Western Ontario, si può spiegare a grandi linee. Consiste nello spiegare al paziente, dando per scontato che sia in grado di percepire l’ambiente circostante e capire la spiegazione, che deve associare due immagini ben distinte ai due concetti di “” e “no“. Di fronte poi ad una domanda esposta da chi lo analizza, deve riprodurre nella mente le immagini a seconda della risposta che intende dare. Il monitoraggio dell’attività cerebrale, consente di interpretare la risposta.

Scott è stato in grado di dimostrare di avere una mente cosciente pensante. Lo abbiamo analizzato più volte e il suo modello di attività cerebrale mostra che è sta chiaramente scegliendo di rispondere alle nostre domande. Crediamo lui sappia con chi e dove si trova“.

Un momento rivoluzionario, così lo ha definito il professore.

Chiedere ai pazienti cosa sia importante per loro è stato il nostro obiettivo per molti anni. In futuro si potrebbe chiedere che cosa si potrebbe fare per migliorare la loro qualità di vita. Potrebbe trattarsi di cose semplici come il modo di passare il tempo che possiamo fornire o le ore del giorno in cui vengono lavati e nutriti“.

I genitori di Routley affermano che hanno sempre pensato che il ragazzo fosse cosciente e in grado di comunicare, sollevando un pollice o muovendo gli occhi.

Ma questo non è mai stato accettato dal personale medico.

Il neurologo che ha seguito Routley per un decennio, il professor Bryan Young della University Hospital di Londra, ha detto che i risultati della scansione ribaltano tutte le valutazioni comportamentali che erano state fatte nel corso degli anni: “Sono rimasto impressionato e stupito che lui fosse in grado di mostrare queste risposte cognitive. Aveva il quadro clinico di un paziente tipico in stato vegetativo e non aveva mostrato movimenti spontanei che apparissero significativi“.

L’osservazione esterna del paziente anche mentre le sue risposte venivano analizzate e decodificate dalle tecniche dell’imaging biomedico a risonanza magnetica hanno continuato a indicare che egli si trovava in stato vegetativo.

Le controversie sulla definizione della realtà dello stato vegetativo e le linee guida che dovrebbero essere seguite per l’assistenza e la riabilitazione dei pazienti che si trovano in questo stato, sono a tutt’oggi moltissime, sia dal punto di vista medico che etico e legale. Così come le polemiche non sono mai sopite sul fatto che l’evoluzione dello stato di coma conseguente ad un danno cerebrale acuto sia reversibile o meno, che sia possibile o meno il risveglio dallo stato vegetativo e, soprattutto, che i pazienti in questo stato abbiano diritto o no all’eutanasia.

L’argomento del coma vegetativo è stato spesso spunto per controverse opere letterarie e cinematografiche.

L’approccio allo stato vegetativo è destinato ad evolversi per altre vie, dopo il “dialogo” con Routley Scott, che rappresenta, nel 2012, il primo caso nella storia in cui “un paziente incapace di parlare e gravemente cerebroleso è stato in grado di dare risposte clinicamente rilevanti ai sanitari“.

Fonte: BBC News