Come è nato il gioco della Briscola?

Una delle costanti della storia dei passatempi popolari è il gioco delle carte, senza alcun dubbio uno stile di vita per molti fino a creare un immaginario di bar storici, locali fumosi ed affollati, enoteche iconiche con chiassose partite.
Anche l’evoluzione dei circoli, delle sezioni politiche persino, come anche di associazioni culturali di tipo più pretenzioso non hanno mai escluso un tavolo con le carte ed una bottiglia di vino.
Molti giochi famosi sono, in realtà, originati da terre lontane; diffusisi per ragioni complesse di tipo socioculturale sono stati riadattati con i nomi a noi più famigliari.

È proprio il caso della Briscola, un gioco tra i più diffusi ed amati dal pubblico italiano anche per il puro gusto di passare il tempo in compagnia tra parenti, famigliari, amici di qualsiasi età.

Le origini di questo gioco non sono, comunque, italiane: le notizie che ci sono tramandate fanno risalire all’epoca rinascimentale la prima diffusione di questa variante delle carte.
Alcuni sostengono che si debba risalire all’Olanda dove, certamente, troviamo tracce di un antenato della Briscola per come la conosciamo ma la sua denominazione pare derivi dal francese Brisque, inerente ai gradi che le divise francesi, i famosi “galloni”, recavano per distinguersi nella scala gerarchica dell’esercito.

I soldati, evidentemente avvezzi a taverne ed a bische, portano questo gioco nelle abitudini popolari italiane fino a farne parlare proprio un nostro glorioso poeta popolare: il poeta Romano Gioacchino Belli che, nella prima metà dell’800, ci parla in modo specifico della Briscola con una citazione letteraria.
Questo autore popolare non può che rimandare a quella cultura fatta di serate movimentate con partite di Briscola interminabili ma, al contempo, combattute; come poi è rimasto nell’immaginario comune il tipico torneo a carte dove sicuramente il linguaggio non è quello dei

gentiluomini, fino ad oggi.

Ed è proprio alla fine del XIX Secolo che risale il primo regolamento ufficiale stampato e diffuso lungo tutto lo Stivale, dopo che la Briscola era diffusa dal Nord al Sud incluso le Isole, con varianti regionali interessanti sul piano antropologico ma che non alterano la struttura fondamentale del regolamento.

Molte cose, occorre dirlo, sono cambiate con gli anni ed anche la Briscola non è esente da una obbligata evoluzione in rapporto con il mondo del Web, fattore che ci ricorda quanto la passione per il gioco delle carte non muoia mai ma che, se prendiamo la Briscola online, non può che significare una diversa ambientazione rispetto al passato e, forse, una tipologia differente di giocatori.

Una curiosità: la frase “prendersi un due di picche”, ormai iconica tra i tanti non molto fortunati al gioco e sfortunati in amore, rimanda proprio alla Briscola e da essa deriva.
In origine si diceva: “Due di picche quando briscola è fiori” perché il due del seme non di briscola è la carta che vale meno di tutte le altre.
A non citare il derivante: “Contare come il due di picche” quindi contare nulla o poco più di nulla, in rapporto a quando una persona viene nettamente rifiutata da una donna, prendendosi lo scomodissimo “due di picche”.

Photo by Ilse Orsel on Unsplash.