Danone e Nestlé nella bufera: Oli minerali tossici oltre il limite nel latte in polvere per neonati.

SCANDALO DANONE NESTLE’ – Uno studio della ONG Foodwatch ha scoperto che gli imballaggi di cartone che contengono latte in polvere, possono contenere degli idrocarburi. Centinaia di prodotti in Francia, sono stati analizzati da questo studio per verificare se gli alimenti sono contaminati: il 43% lo è con idrocarburi aromatici di olio minerale (MOAH), particolarmente pericolosi per la salute. Oltre ad essere cancerogeni, sarebbero mutageni (che alterano il patrimonio genetico) e conterrebbero dei perturbatori endocrini. Mentre gli idrocarburi saturi (NOSH) che si accumulano negli organi, sono stati ritrovati nella maggior parte dei prodotti (83%).

L’ONG no ha problemi a comunicare i nomi delle aziende o delle marche: “Tra questi si trovano prodotti di largo consumo, come due tipi di latte in polvere venduti in Francia come Nidal per neonati (0-6 mesi) di Nestlé e il latte per la crescita senza lattosio della Gallia Galliagest (da 12 mesi a 3 anni) di Danone“.

Dopo aver rivelato in ottobre la presenza nel latte in polvere prodotto da Danone e Nestlé di oli minerali aromatici, chiamati anche MOAH e ritenuti “potenzialmente cancerogeni, mutageni ed endocrini” dall’autorità sanitaria francese Anses, Foodwatch (come ha dichiarato l’ONG mercoledì in un comunicato stampa) “ha appena diffidato tutti i prefetti della Francia incaricando un avvocato chiedendo loro di ritirare questi prodotti dalla vendita, in nome del principio di precauzione”.

Produzione stoccaggio, trasporto, la contaminazione può accadere in qualunque momento, evidenza Foodwatch. “Ma lo studio mostra che la maggior parte degli oli minerali sono trasferiti negli alimenti soprattutto dagli imballaggi di carta o cartone riciclati”.

Quello che sarebbe un bene per il nostro ambiente non lo sarebbe per la nostra salute.

Tutti i prodotti ne sembrano coinvolti, anche quelli destinati ai bambini e che provengono dall’agricoltura biologica. Gli idrocarburi deriverebbero essenzialmente da inchiostri, solventi o lubrificanti utilizzati nella creazione degli imballaggi alimentari.

Foodwatch sottolinea che delle soluzioni esistono: “Solo l’uso di una barriera adeguata (sacchetto interiore separato o barriera integrata all’imballaggio del cartone) potrebbe proteggere efficacemente dalle sostanze tossiche che si spostano verso gli alimenti”.

La ONG è impegnata perchè siano stabili dei valori limite di MOSH e MOAH nell’alimentazione stessa, e non solo negli imballaggi. Rispetto al MOAH, Foodwatch sostiene la tolleranza zero. Una petizione online è già operativa in merito verso la Commissione Europea, invitandola ad agire con urgenza.

Il fenomeno della migrazione dell’olio minerale non è un problema nuovo.

Scoperto negli anni ’90, è stato già condannato nel 2011 dall’Unione federale dei Consumatori (Que Choisir), che ha testato 20 prodotti, di cui 14 sono stati trovati contenere, a livelli preoccupanti, olio minerale da inchiostri da imballaggi di cartone. L’UFC-Que Choisir poi ha chiesto l’applicazione senza indugio delle norme a tutela della salute dei consumatori a fronte di sostanze controllate da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) come “potenzialmente cancerogeni e mutageni“.

Ma fino ad oggi, non vi è ancora alcuna raccomandazione ufficiale diffusa in Francia e più ampiamente in Europa.

Per evitare questo rischio, l’EFSA raccomanda di utilizzare una barriera funzionale nella confezione alimentare fatta di cartone riciclato. Una misura per prevenire uno stress ambientale per rendere il prodotto non riciclabile.

Il Network ambiente salute (RES) e la Foodwatch in una dichiarazione congiunta hanno diffuso: “Il riciclaggio della carta è, ovviamente, importante per l’ambiente, ma la confezione in fibre riciclate presentano un reale pericolo per la salute se il cibo non è non adeguatamente protetto”.

In alternativa, l’uso di inchiostri vegetali sulle confezioni alimentari in luogo di inchiostri minerali. Ma ancora una volta, questa alternativa non è perfetta perché “il contatto con gli alimenti di cartone resta di per sé una possibile fonte di contaminazione”.

Mercoledì sera, l’associazione che riunisce i produttori francesi di alimenti per l’infanzia (SFAE) ha cercato di rassicurare i genitori affermando in un comunicato stampa che “i prodotti per l’alimentazione infantile possono essere consumati in sicurezza”.

“Come indicato dalla stessa associazione Foodwatch  nell’ottobre 2019,  i piccoli che consumano la formula per l’infanzia testata da Foodwatch non sono esposti al pericolo immediato” ha ricordato il SFAE. Anche la Commissione europea “dovrebbe presto fornire le sue conclusioni sulle misure da attuare e definire una soglia di azione” ha confermato l’associazione. Pertanto, i produttori di latte in polvere per bambini “rispetteranno le raccomandazioni della Commissione e si baseranno su questi elementi per rafforzare i loro piani di monitoraggio”, aggiunge SFAE.

Alla luce di tale notizia, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene utile da parte delle autorità sanitarie ma anche dei NAS dei carabinieri, un’indagine a campione sul territorio al fine di verificare l’utilizzo corretto di cartoni di cellulosa vergine e non di materiale riciclato, in nome del principio di precauzione.

Sul tema, la nostra normativa è tra le più severe in Europa e vieta l’impiego di materiale riciclato e anche la presenza di scritte all’interno dei contenitori che trasportano questo tipo di alimenti. La  necessità di questo genere di precauzioni scaturisce dall’esigenza di evitare qualsiasi contaminazione di un alimento che è in grado di estrarre dal cartone sostanze sgradite. Nel cartone riciclato, infatti, non è raro trovare tracce anche di piombo, ftalati e altre sostanze tossiche.