137 MUMMIE – Analizzate grazie alla TAC, hanno mostrato che il cuore e le arterie contenute in esse erano affette da indurimento e ostruzione delle arterie e patologie cardiache e cardiocircolatorie varie, con un’incidenza legata all’età del soggetto, nell’antichità come oggi. Aree geografiche diverse e 4000 anni di storia, non ci rendono molto diversi quando si tratta di arteriosclerosi e malattie del cuore.

I risultati dello studio, presentati al Collegio Americano di Cardiologia di San Francisco e pubblicato sulla rivista medica The Lancet, sfidano la convinzione diffusa che l’indurimento delle arterie, che provoca infarti e ictus, sia una piaga moderna causata da fumo, regimi alimentari errati e stili di vita sedentaria che provocano l’arterosclerosi. Lo sostiene Caleb Finch, professore di gerontologia presso la University of Southern California, uno degli autori principali dello studio.

Le mummie prese in esame erano quelle di individui di culture preistoriche del Perù, dei nativi americani che vivono lungo il fiume Colorado, dei popoli Unangan delle Isole Aleutine, tra l’Alaska e la Siberia, e dell’ antico Egitto. Nel complesso, la squadra ha trovato segni di arteriosclerosi probabile o definita nel 34% delle mummie studiate.

La metà delle mummie di individui di età oltre i 40 anni presentavano calcificazioni vascolari“, ha detto il dottor Randall Thompson del Saint Luke’s Mid America Heart Institute di Kansas City, che ha condotto lo studio.

Questi risultati non sono la prima prova fornita dalle mummie che l’arteriosclerosi fosse presente nei popoli antichi. Studi precedenti hanno mostrato l’esistenza di arterie indurite in mummie egizie, ma si è supposto che questo fenomeno fosse dovuto al fatto che gli antichi egizi mummificavano solo membri dell’elite della società, che quindi avrebbe potuto seguire una dieta ricca di grassi e non svolgere alcun esercizio fisico, proprio come accade per gli individui delle società moderne.

Questo ultimo studio, però, si estende su una fascia più ampia di individui, appartenenti a varie regioni e strati sociali, con diete molto diverse l’una dall’altra. Spiegano i ricercatori coinvolti nello studio sulle mummie che, fino al 20° secolo, erano certo le infezioni la grande minaccia per la salute umana e la sopravvivenza. Ma i progressi nella medicina, la scoperta degli antibiotici e la cura dell’igiene hanno aumentato le aspettative di vita, e ora l’esistenza umana si protrae abbastanza a lungo per esporre l’uomo al successivo importante “killer”: le malattie del cuore legate all’età. Perché, malgrado le terapie per contrastare l’indurimento delle arterie, i medicinali per aumentare la fluidità del sangue e abbassare il tasso di colesterolo, l’età avanzata resta un imprescindibile fattore di rischio per le malattie cardiache.