DEMENZA SENILE, MORBO DI ALZHEIMER: la diagnosi sarebbe possibile due decenni prima che compaiano i primi sintomi. Un nuovo studio americano, pubblicato sulla rivista Lancet Neurology, dimostra la possibilità di individuare differenze nel cervello degli individui destinati a sviluppare la malattia di Alzheimer.

Il trattamento precoce della malattia è di vitale importanza al fine di evitare i gravi danni alla memoria e al pensiero.

Difficoltà a ricordare eventi o a riconoscere luoghi familiari, nel seguire e partecipare in modo congruo ad una conversazione, tendenza a dimenticare i nomi degli amici o degli oggetti, ripetizione di concetti e idee già espresse, confusione nel seguire un pensiero o un ragionamento, sono i sintomi iniziali che fanno sospettare l’insorgere dell’Alzheimer e portano dallo specialista in neurologia.

I sintomi dell’Alzheimer, una volta comparsi, testimoniano il danno già avvenuto nelle aree del cervello, che possono aver già perso il 20% delle cellule cerebrali prima che la malattia sia evidente. La malattia neurodegenarativa si manifesta di solito dopo i 75 anni, ma i danni iniziano almeno 10-15 anni prima della comparsa dei primi sintomi.

Il fallimento delle terapie per prevenire l’ulteriore declino cognitivo nei pazienti con forme ancora lievi della malattia di Alzheimer è stata in parte attribuita a tempo.

Le cause dell’Alzheimer non sono note, ma i ricercatori hanno effettuato i loro studi su un gruppo di persone che avevano una storia familiare della patologia, in quanto si suppone che in alcuni casi l’Alzheimer possa essere ereditario, legato ad una particolarità genetica. Negli individui che presentano nel loro DNA il gene che predispone all’Alzheimer, la malattia generalmente diventa manifesta in età più precoce.

L’analisi del cervello di 20 persone con il gene ApoE4, di età compresa tra 18 e 26, ha mostrato differenze tra questi pazienti e 24 persone che non erano destinate geneticamente a sviluppare precocemente l’

Alzheimer.

Le differenze sono visibili (vedi foto): riguardano il fluido che bagna il cervello e il midollo spinale con presenza nel cervello di livelli più elevati del peptide beta-amiloide, o betaamiloide, la cui produzione anomala è stata individuata come causa di molte malattie neurodegenerative, tra cui proprio il morbo di Alzheimer.

I ricercatori hanno detto che è stato possibile rilevare differenze più di due decenni prima che i sintomi appaiano in questi pazienti ad alto rischio.

Il Dottor Eric Reiman, uno degli scienziati coinvolti nello studio, ha dichiarato: “Questi risultati suggeriscono che i cambiamenti del cervello iniziano molti anni prima della comparsa clinica della malattia di Alzheimer. Si sollevano nuove questioni circa le alterazioni cerebrali coinvolte nella predisposizione al morbo di Alzheimer e la misura in cui possono essere bersaglio di terapie di prevenzione“.

Oltre alla diagnosi precoce che permetterebbe di affrontare la malattia per rallentarne lo sviluppo e i danni al cervello in anticipo, la mappatura dei cambiamenti che avvengono nel cervello nella fase pre malattia può aiutare gli scienziati a sviluppare eventuali nuovi trattamenti.

Ad esempio, sono in fase di sviluppo dei nuovi farmaci per contrastare l’Alzheimer che bloccano la proliferazione della proteina beta-amiloide, i tempi di somministrazione delle terapie potrebbero essere cruciali per il successo del farmaco.