Vacanze di Natale: aiutare genitori e figli con la valanga di compiti assegnati per le vacanze natalizie

Natale si avvicina e con le feste arrivano anche due settimane di riposo per circa 8 milioni di studenti in Italia. O di presunto riposo, perché i ragazzi avranno a che fare, come tutti gli anni, con una mole di compiti molto impegnativa. Ma se esercizi di matematica, versioni di latino e lettura di saggi e romanzi non rappresentano un piacere per nessuno, per gli studenti dislessici si tratta di un vero e proprio incubo. Le ultime stime parlano di circa 350 mila studenti dislessici in Italia, che equivale a una percentuale fra il 3 e il 5% della popolazione scolastica. A spanne, in una classe di 25 bambini è probabile che questa difficoltà si manifesti in, almeno, 2 ragazzi.Il percorso scolastico per un ragazzo dislessico è spesso causa di profonda frustrazione e abitudine all’insuccesso. Che peggiora quando il ragazzo si trova di fronte montagne di libri ed esercizi da fare da solo.

La verità è che le vacanze sono fatte per staccare, giocare, stare all’aria aperta ove il clima lo consenta e fare nuove amicizie. E i compiti delle vacanze sono troppi. Inoltre noto sempre più spesso un atteggiamento autoritario e ossessivo da parte dei genitori, che non fa che spingere il ragazzo alla ‘fuga’ da un dovere percepito come odioso e opprimente. Alle mamme e ai papà che si rivolgono a noi consiglio di permettere ai figli di riposarsi perché un periodo di decompressione è assolutamente necessario”, commenta Alessandro Rocco, co-fondatore di W LA DISLESSIA!,progetto nato nel 2010 con l’obiettivo di creare un metodo per aiutare ragazzi e bambini con difficoltà di apprendimento.

Un sostegno alla tesi di Rocco arriva addirittura dai rapporti Ocse, che evidenziano come, pur svolgendo compiti in misuradoppia o tripla rispetto agli altri studenti europei, gli alunni italiani presentano tassi di analfabetismo funzionale a livelli intollerabili per un Paese civile. “Sono dati inoppugnabili, e il fatto che le migliori scuole del mondo non diano compiti a casa, o ne diano pochissimi, non induce i nostri insegnanti alla minima riflessione o autocritica. Evidentemente gli stessihanno lapresunzione di pensare che la scuola sia giusta, mentre gli alunni che non riescono siano sbagliati”.

Resta il fatto che i compiti che vengono assegnati vanno fatti, meglio quindi seguire alcune regole per affrontarli nel migliore dei modi. Rocco stila un piccolo vademecum da seguire,soprattutto in vacanza:

1. Le vacanze sono fatte per riposare, sia dallo studio che dai mille altri impegni (logopedista, lezioni di musica, di inglese, psicomotricità… )

2. Gioca assieme a tuo figlio: anche quello è un momento di crescita.

3. Osserva come è impegnato nelle cose che gli piace fare DAVVERO.

4. La lettura è il momento più odiato e temuto. È qui che Rocco svela un piccolo trucco: “Se tuo figlio ha difficoltà di lettura, alleggerisci il carico di lavoro leggendo qualche pagina al suo posto, ma rendi questo momento coinvolgente e attivo: fai domande, crea dibattito, chiedi a tuo figlio di approfondire l’argomento, magari usando il computer o il tablet”

5. Esercitati nell’arduo compito del silenzio quando vedi cose che non ti piacciono. Non occorre correggere sempre, il vecchio adagio ‘Sbagliando si impara’ è tuttora valido.

6. Decidi assieme a tuo figlio un momento della giornata da dedicare ai compiti. L’organizzazione per i ragazzi è importante e in questo modo possono imparare anche delle semplici regole. Attenzione però: se decidi che i compiti si faranno solo la mattina o che in vacanza non si fanno, poi non tornare sui tuoi passi!

7. Fai in modo che ci sia un luogo in cui fare i compiti con calma e tranquillità (lontano da videogiochi, cellulari, tablet e televisione).

8. Dai il tuo aiuto e il tuo sostegno quando è utile farlo. In generale il momento opportuno è quanto tuo figlio te lo chiede. Se lo assilli durante il suo lavoro non fai altro che minare la sua autostima.

9. Se ti accorgi di un errore, lascia correre il più possibile: non è nulla di grave. Ma se vuoi aiutarlo a migliorare, piuttosto che dirgli “Ma cosa hai scritto qui!?”, chiedigli di riguardare quella frase per vedere se è tutto a posto.

10. Il tuo dev’essere un lavoro di semplice supervisione, quindi limitati a questo compito. Se ti provoca ansia, allora non hai alternativa che evitare questa attività: causerebbe stress sia a te che a tuo figlio.

“E infine – aggiunge Rocco – sperimentati nel gioco più difficile di tutti: la complicità”.