NUTRIRE I MAIALI CON I RIFIUTI ALIMENTARI – Lasciare che i maiali mangino rifiuti alimentari umani, è il parere degli attivisti inglesi di Pig Idea, che vorrebbero rivoluzionare le regole in tutta Europa, al fine del risparmio, del rispetto dell’ambiente, della qualità della carne suina.

La legge che vieta di alimentare i suini con i rifiuti alimentari dovrebbe essere riformata, ecco i perché dei promotori dell’iniziativa, guidati dallo chef Thomasina Miers, affiancata anche dall’italiano Giorgio Locatelli, noto nome della ristorazione sulle sponde del Tamigi, e Tristram Stuart, giovane scrittore e storico inglese impegnato sul fronte della riduzione degli sprechi alimentari.

Pur ammettendo che l’uso migliore per le eccedenze alimentari è quello di garantire che esse vengano consumate dagli esseri umani attraverso associazioni di beneficenza e di ridistribuzione alimentare, come FareShare e FoodCycle, i sostenitori del progetto Pig Idea spiegano: “dove il cibo è inadatto al consumo umano, alimentarci maiali e polli è la seconda migliore opzione. Molto più vantaggiosa economicamente e a livello ambientale della decomposizione anaerobica e del compostaggio”. Ridurrebbe in effetti le emissioni di CO2 derivate dal compostaggio.

Inoltre, gli attivisti di Pig Idea sottolineano che le norme attuali sull’alimentazione animale hanno portato ad un forte aumento delle importazioni di grano e altri cereali, che potrebbero sfamare direttamente le persone, e di soia, la cui massiccia produzione incrementa la deforestazione in Amazzonia. L’enorme domanda mette sotto pressione i fornitori alimentari mondiali, incrementa l’aumento dei prezzi e contribuisce alla fame nel mondo. Attualmente, denunciano, il 37% del raccolto mondiale viene utilizzato per alimentare il bestiame, che a sua volta restituire solo l’11% delle calorie, che consumiamo sotto forma di carne, latte e uova, causando una perdita netta di oltre un quarto del cibo che viene prodotto.

A sostegno dell’idea di alimentare i maiali e altri animali di allevamento con rifiuti alimentari provenineti dalle nostre tavole, il fatto che questo già avviene in molti paesi, tra cui Giappone, Corea del Sud, Cina e Nuova Zelanda.

Le rivendicazioni di Pig Idea, raccolte in un manifesto consultabile sul sito ufficiale Pig Idea, hanno il sostegno di vari gruppi e associazioni, tra cui Farms Not Factories, Forum for the Future, Friends of the Earth, Sustainable Restaurant Association, Sustainable Food Trust, Slow Food London, Slow Food Youth Network, e il WWF U.K.

Ma, analizzati i “pro”, vediamo i “contro”, esposti dalla “National Pig Association”, l’Associazione di categoria per il settore dell’allevamento e

la produzione di carne suina, nel Regno Unito. La National Pig Association ha risposto agli attivisti definendo la Pig Idea un concetto superficialmente attraente promosso da persone ben intenzionate, ma destinato a fallire perché fondamentalmente privo di sicurezza, e di conseguenza l’Unione europea non potrà essere convinta a revocare il divieto a tolleranza zero sull’alimentazione dei suini che ora esclude i rifiuti alimentari umani.

Le restrizioni in fatto di alimentazione dei suini si sono rese necessarie dopo una epidemia di afta epizootica nel 2001, malattia costosa per gli allevatori che è stata ampiamente attribuita al mangime infetto. Gli allevatori anzi dovrebbero essere ancor più consapevoli dei rischi che comporta l’utilizzo di alimenti alternativi che sfuggono ai divieti.

La legislazione vigente consente già di utilizzare per nutrire gli animali prodotti di scarto non a base di carne; come prodotti di panetteria e pasticceria, latticini, frutta, verdura, che possono essere inviate dai supermercati agli allevamenti di bestiame. Ciò avviene solo se c’è un sistema di controllo sufficiente a garantire che tali prodotti non possano entrare in contatto con la carne.

Inoltre, sostiene la National Pig Association, l’idea di sostituire i mangimi con prodotti alimentari di scarto non potrebbe funzionare commercialmente, almeno nel Regno Unito, perché la stragrande maggioranza degli allevatori di suini britannici oltre a non essere disposti a correre il rischio con l’afta epizootica e altre malattie, si oppongono all’alimentazione “cannibale” per motivi etici oltre che di sicurezza alimentare. Ripulire gli scarti dalla contaminazione con la carne richiederebbe peraltro un costo organizzativo molto elevato.