Le donne, sposate o single, giovani o meno, se soffrono di ansia rischiano di instaurare dipendenza da Facebook. Il login Facebook, per uomini e donne, diviene una sorta di atto compulsivo, ma le rappresentanti del gentil sesso, seguite dai più giovani, specie se ansiosi ed introversi, sembrano essere più soggette ad instaurare un rapporto poco equilibrato ed eccessivo con il social network.

Lo studio, pubblicato il 12 aprile 2012 sulla rivista Psychological Reports, è stato elaborato dagli esperti dell’università norvegese di Bergen, Facoltà di Psicologia.
Ha consentito di individuare i soggetti tendenzialmente più vulnerabili al “fascino” di Facebook, grazie all’analisi dei dati su un campione di 423 persone, a cui è stato sottoposto un questionario, denominato “Bergen Facebook Addiction Scale”.

Lo scopo della ricerca, oltre ad individuare i soggetti più a rischio dipendenza da facebook,  è di evidenziare le conseguenze di un uso eccesivo dei social network nella vita quotidiana, oltre a cercare una soluzione al problema ed eventuali terapie all’uso patologico di Facebook.

La struttura del test sul livello di dipendenza da Facebook non è molto diversa da quella dei test per le dipendenze da droghe e alcol.

Sei domande per verificare il livello di “assuefazione”, che vertono sul tempo che si trascorre su Facebook, sul fallimento dei tentativi di ridurre questo tempo, sulla ricorrenza giornaliera del bisogno di utilizzarlo, la relazione tra social network e distrazione dai problemi personali, le ripercussioni su studio e attività lavorativa, l’eventuale nervosismo derivato dalla proibizione o dall’impossibilità di usarlo.

La ricerca degli scienziati di Bergen risolleva un problema che non smette mai di essere presente nella nostra società in cui si sta verificando da anni un crescente uso dei media digitali, dei siti di social networking, di giochi e applicazioni.

Paradossalmente, le persone diventano meno sociali quanto maggiore è il tempo che trascorrono sui social network, e tendono anche a diventare meno concrete e a realizzare meno azioni perché vittime del “multitasking”, che deresponsabilizza dal portare a termine un compito, spostando l’attenzione sull’occuparsi di più attività contemporaneamente. Taggare, postare, condividere, stanno prendendo il posto del “vivere”.