SAPORE DIGITALE, IL GUSTO DELLA TECNOLOGIA – Sentire i sapori di cibi inesistenti, il gusto del cibo virtuale, grazie a dei sensori che stimolano la lingua. Niente grassi, nienete calorie, solo sapore: “Digital taste” il “sapore digitale”, creato in laboratorio dalla tecnologia e non dal cuoco in cucina.

Perché, secondo gli scienziati della National University of Singapore, il senso del gusto è una questione di stimoli elettrici e termici, che si possono indurre alla lingua anche senza la presenza del cibo, ma grazie a nuovi protocolli di comunicazione: Taste Over IP e TasteXML, che permettono per la prima volta nella storia un approccio non chimico, ma digitale, per influenzare la sensazione del gusto.

Simulatore di gusto, potrebbe definirsi, che trasmette impulsi alla lingua facendoci credere di assaporare qualcosa che in realtà non esiste.

Inviando direttamente alle papille gustative impulsi elettrici di intensità variabile tra 20 e 200 microampere, i ricercatori sono riusciti per ora a ricreare nella bocca delle “cavie” il salato, l’amaro e l’acido; più l’umami, un generico termine giapponese che equivale a “saporito” e ricorda la percezione del glutammato, ingrediente molto usato nella cucina orientale.

Agendo con impulsi termici, tra 20 e 35 gradi, i ricercatori hanno cominciato ad avvicinarsi al sapore della menta, lo speziato e il dolce, che pare sia il più difficile da ricostruire in laboratorio.

Il dispositivo in grado di produrre i sapori virtuali è stato presentato all’ACM Multimedia Conference di Barcellona. Lo potete vedere nel video, è costituito da due moduli principali, il modulo di controllo, in grado di generare stimoli elettrici e termici, e l’interfaccia costituita da due elettrodi sotto forma di lamine d’argento da applicare sulla lingua umana.

Le dimensioni del dispositivo potrebbero essere ridotte e affinata la gamma di percezioni inducibili attraverso di esso.

Le applicazioni possibili dell’interfaccia per il sapore digitale: facile pensare ai videogiochi, ad un supporto per aumentare la “realtà” di TV e cinema, ma sicuramente anche una enorme potenzialità in aiuto della medicina.

Gustare i sapori dei cibi senza mangiare e quindi ingrassare o senza assumere sostanze proibite per motivi di salute, come lo zucchero per i diabetici.

Gli ostacoli per la realizzazione del progetto non sono pochi, naturalmente; primo fra tutti la difficoltà data dalla soggettività delle sensazioni. Poi la mancanza di odori, colori e consistenza del cibo vero.

Nimesha Ranasinghe, coordinatore dello studio, è oggetto di numerose citazioni sui media internazionali per la sua opera. Non solo per il Digital Taste Interface, ma anche per il “Digital Lollipop”, il lecca lecca virtuale basato su uno studio BioMed Central che sostiene che il cibo visto su uno schermo dà alle persone la stessa emozione del cibo reale.

Scetticismo? Ecco il video, tratto da YouTube, che mostra il protipo del Digital Taste Interface.