Campagna Save the Children, petizione contro i luoghi "vietati ai minori".

Anche per questo Save the Children – in occasione della sua campagna “Illuminiamo il futuro” – ha voluto rilanciare una petizione per recuperare spazi abbandonati e restituirli a bambini e ragazzi affinché possano essere destinati ad attività dedicate a loro e scuole sicure. Una campagna e una petizione sulla scia di quella già lanciata lo scorso anno, in cui l’Organizzazione aveva scelto 10 luoghi simbolici da restituire ai minori e che quest’anno ne aggiunge di nuovi, portandoli a 16.

Tra i luoghi già segnalati lo scorso anno l’ex scuola elementare di Via Cabella a Milano, nel quartiere Baggio, che ormai da 20 anni versa in stato di completo abbandono e che sarà presto destinata a diventare un supermercato; il Teatro Principessa Isabella, nel quartiere Lucento/Vallette di Torino, che rappresentava uno dei luoghi più vivi della periferia e un punto di riferimento per l’intera comunità, chiuso dal 2016 ma su cui – anche in seguito alla campagna di Save the Children dello scorso anno – sono stati stanziati da regione e comune i fondi per la rimessa a norma.

E, ancora, il parco nel quartiere Villaggio Falcone, nella zona di Ponte di Nona a Roma, inghiottito dall’erba alta e dal degrado, con i giochi per bambini distrutti e ormai ridotto a discarica a cielo aperto, che non ha ancora visto passi in avanti; la palestra nel quartiere Arghillà, a Reggio Calabria, completata da diversi anni ma mai stata consegnata e utilizzata, in un’area caratterizzata da grave disagio sociale ed economico dove i minori del posto non hanno un luogo dove fare sport, in condizioni ancora peggiori dello scorso anno.

Il parco San Gennaro nel rione Sanità di Napoli, con la sua vastissima area verde, un campo di calcetto e un’area per il pattinaggio, inutilizzato da anni per i continui atti di vandalismo, che attualmente è chiuso per le condizioni di pericolo in cui versa, ma su cui da qualche mese è stato previsto uno stanziamento i fondi da parte del Comune per il recupero; o l’asilo nido comunale “Galante” nel quartiere Danisinni, una zona fortemente degradata nella periferia di Palermo, che dopo essere stato chiuso per lavori più di 10 anni fa non ha ancora rivisto la luce, ma che negli ultimi tempi, anche grazie all’impegno della comunità del quartiere, sta

vedendo dei passi in avanti verso la riapertura al territorio.

Si aggiungono a questi nuovi luoghi, anch’essi “vietati ai minori”, come la ex colonia di Montesilvano, in Abruzzo, simbolo di tutti quegli spazi che un tempo erano stati dedicati ai bambini e che ora sono stati abbandonati o riconvertiti ad attività turistiche di lusso o Villa Beer, ad Ancona, che prima dell’ultimo sisma nel centro Italia ospitava una biblioteca e una ludoteca per bambini e che, in seguito ai danni provocati dal terremoto, non è più stata riaperta, fino all’Istituto scolastico Salvemini nel rione Barra di Napoli, ormai uno scheletro abbandonato in un territorio già fortemente deprivato di strutture scolastiche e spazi dedicati ai bambini.

Spazi fisici, concreti e visibili

Spazi fisici, concreti e visibili, a cui lo scorso anno si erano aggiunti due luoghi particolarmente emblematici delle deprivazioni ai danni di bambini e adolescenti nel nostro Paese: L’Aquila, la città simbolo vietata ai minori – ma anche agli adulti – che a dieci anni dal terremoto vede ancora i bambini e i ragazzi privati della possibilità di tornare a studiare nelle loro scuole e degli spazi educativi e ricreativi di cui hanno bisogno; e il Parlamento, il luogo dove troppo spesso i diritti dei minori vengono ignorati e la loro voce resta inascoltata.

In aggiunta a questi luoghi simbolici – nell’edizione 2019 della campagna – l’Organizzazione ha inserito il tristemente noto “boschetto di Rogoredo”, a Milano, passato alle cronache per essere luogo in cui tanti ragazzi – spesso anche minori – vanno a cercare eroina, come emblema dei tanti luoghi abbandonati delle città che sono frequentati da adolescenti vittime di dipendenze e facili prede di sfruttatori.