Come vengono creati i "ragni" sulla superficie del Pianeta Marte.

Vengono chiamati “araneiformi“: sono depressioni geologiche radiali simili ai ragni e rilevate solo nel polo sud di Marte. Un esperimento condotto da un team irlandese e britannico ha confermato che si formano grazie alla sublimazione della CO2. Poiché l’orbita marziana ricorda quella della Terra nella sua inclinazione assiale, anche il pianeta rosso ha le sue stagioni. Tuttavia, lì le temperature sono molto più basse (soprattutto lontano dall’equatore) dove la neve non è costituita da acqua, ma anidride carbonica.

Come si formano gli araneiformi su Marte

Secondo un’ipotesi enunciata per la prima volta nel 2006, gli araneiformi si creano in primavera, quando la CO2 intrappolata sotto il ghiaccio superficiale del polo marziano sublima, cioè passa da uno stato solido a uno gassoso senza trasformarsi in un liquido. Di conseguenza, si creano fessure nel materiale attraverso il quale scorre il gas, creando depressioni.

Per più di un decennio, il modello è stato puramente teorico. Tuttavia, in condizioni simili a quelle marziane, i ricercatori sono riusciti a ricreare una formazione simile agli araneiformi. Per questo, hanno messo una lastra di CO2 congelata con un buco artificiale su uno strato di sabbia. Sollevandolo, hanno scoperto che la sublimazione avviene sotto il ghiaccio, lasciando un modello simile a quello visto su Marte in superficie.

Il Trinity College (Dublino) e il capo dello studio, Lauren McKeown, affermano:

“Questa ricerca presenta la prima serie di prove empiriche per un processo superficiale che si ritiene possa modificare il paesaggio polare su Marte. […] Gli esperimenti mostrano direttamente che i modelli di ragno che osserviamo su Marte dall’orbita possono essere ricavati dalla conversione diretta dal ghiaccio secco dal solido al gas. È emozionante perché stiamo iniziando a capire di più su come la superficie di Marte cambia stagionalmente oggi”.

Da parte sua, la sua collega, la scienziata Mary Bourke, ha sottolineato che i risultati dell’esperimento, pubblicati venerdì scorso sulla rivista Nature Scientific Reports, sarebbero utili per il futuro studio del pianeta rosso:

“Questo lavoro rivoluzionario supporta il tema emergente secondo cui il clima e le condizioni meteorologiche attuali su Marte hanno un’influenza importante non solo sui processi dinamici sulla superficie, ma anche per qualsiasi futura esplorazione robotica e/o umana del pianeta”.