Sequenziato il primo genoma umano di una vittima di Pompei

NAPOLI – Un team internazionale di ricercatori è riuscito a sequenziare il primo genoma di un abitante dell’antica città romana di Pompei, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Pompei fu distrutta e sepolta da un’eruzione vulcanica quasi 2000 anni fa. Ora gli scienziati hanno analizzato i resti umani rinvenuti nella cosiddetta “Casa dell’Artesano”. La forma, la struttura e la lunghezza dello scheletro ci hanno permesso di concludere che si trattasse di un uomo tra i 35 ei 40 anni.

I resti sono stati sottoposti ad analisi bioarcheologiche e paleogenomiche, con le quali è stato possibile estrarre e sequenziare il DNA. I loro risultati hanno permesso di ‘caratterizzare il profilo genetico del primo genoma pompeiano, che ha una forte somiglianza con la popolazione circostante dell’Italia centrale dall’epoca imperiale romana’.

“Mycobacterium tuberculosis”

Nonostante l’intensa attività di ricerca scientifica svolta nel sito archeologico sin dal XIX secolo, condurre studi bioarcheologici e genetici è stata una sfida, poiché l’esposizione alle alte temperature a seguito dell’eruzione vulcanica distrugge la matrice ossea, alterandone la struttura e diminuendo la qualità e la quantità di DNA recuperabile. D’altra parte, è anche possibile che i materiali piroclastici che ricoprivano i resti umani li proteggessero da fattori ambientali, come l’ossigeno atmosferico, che degrada il DNA, chiariscono gli autori del nuovo lavoro.

Inoltre, in una vertebra lombare di detti resti è stato rilevato il DNA del “Mycobacterium tuberculosis”, il batterio che si trasmette attraverso il sangue e causa la tubercolosi spinale, malattia che era endemica già in epoca imperiale romana.