Migliaia di Pesci morti nel fiume argentino Salado

Alla fine del 2020 migliaia di pesci morti sono comparsi nel fiume Salado nella provincia di Santa Fe (Argentina), con dure fotografie che sono state rapidamente condivise sui social network e hanno fatto scattare le allerte degli ambientalisti nel Paese sudamericano. Questo grave fatto ha riacceso polemiche e aspri interrogativi sul sistema produttivo argentino, dove spicca – da decenni – il modello estrattivo delle risorse naturali.

Santa Fe è, per eccellenza, uno dei principali baluardi nello sviluppo di colture transgeniche, come la soia, principalmente destinate all’esportazione. Tra le principali critiche a questa attività c’è il fatto che, oltre a vendere prodotti primari e generare maggiore dipendenza dai paesi sviluppati, i prodotti agrochimici utilizzati nei campi locali possono avere un forte impatto sull’ambiente.

Per cercare di svelare il mistero dell’enorme moria di pesci, l’Università Nazionale del Litoral (UNL) ha fatto un rapporto, su richiesta del Procuratore Generale della Corte Suprema di Giustizia di quella provincia. Lo studio condotto a gennaio mostra che i vertebrati analizzati avevano nelle branchie e nel fegato l’erbicida 2,4-D e l’insetticida clorpirifos.

Erbicida 2,4-D

Gli esperti del Laboratorio di Ecotossicologia della Facoltà di Biochimica e Scienze Biologiche hanno dettagliato alcune caratteristiche di entrambi i componenti. Il primo, l’erbicida 2,4-D, uno dei prodotti agrochimici più utilizzati in Argentina, è utilizzato nella fase precedente della semina transgenica di soia e mais. “È considerato un composto che può causare effetti dannosi di lunga durata sulla vita acquatica, in particolare sui pesci”, si legge.

Clorpirifos: Insetticida potente e letale di natura neurotossica

L’altro, descritto come un “insetticida potente e letale” di natura “neurotossica“, è il più comune nel campo del controllo dei parassiti in quella

nazione. Gli autori del documento hanno affermato che presenta “grandi rischi per la salute umana e animale“, poiché “le sue esposizioni croniche possono causare deficit cognitivi e comportamentali”. Infatti, nella stragrande maggioranza dei pesci moribondi analizzati, delle specie tarpon e moncholo, sono stati visualizzati “movimenti di nuoto irregolari”, quali convulsioni, torsioni, letargia e spasmi. Questo è il motivo per cui l’Unione europea (UE) aveva già vietato l’uso del clorpirifos nel gennaio 2020.

Il testo aggiunge che, sebbene non siano stati rilevati pesticidi nelle acque superficiali, in tutti i campioni prelevati nei sedimenti delle rive del fiume “si sono ottenuti valori rilevabili dell’erbicida glifosato“. Ciò è già avvenuto in precedenti ricerche su altri bacini agricoli argentini, ed è dovuto al fatto che le piogge generano un drenaggio verso fiumi o torrenti vicini, mobilitando particelle di prodotti agrochimici.

Inoltre l’eccessiva presenza di materia fecale limita la possibilità di utilizzare quel fiume per scopi ricreativi e, ovviamente, di avere l’acqua per il consumo umano, secondo i parametri stabiliti dalle autorità nazionali e dall’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO).