Maggiore incidenza del tumore per i paesi in via di sviluppo che adottano stili di vita simili a quelli dei paesi industrializzati dell’occidente.

Secondo quanto riportato dala rivista specializzata Lancet Oncology, molte forme di tumori, come i tumori della mammella, della prostata e dell’intestino sono legate alla vita malsana tipica delle nazioni ad alto reddito. Paesi come India, Pakistan e alcune nazioni africane sembra siano in pericolo mano a mano che il loro tenore di vita migliora.

Gli scienziati dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione, in Francia, hanno preso in esame i dati statistici registrati per 184 paesi durante il 2008. Effettuando una proiezione che tenesse conto dell’incremento o meno delle dimensioni della popolazione, l’invecchiamento e lo sviluppo nazionale, sono giunti alla conclusione che nel 2030 il tasso di incidenza globale dei tumori sulla popolazione mondiale potrebbe salire del 75%.

L’incremento globale dei casi di cancro subirebbe un’impennata a causa delle modificate abitudini delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo: l’obesità e i problemi generati dal consumo di cibi e prodotti

trasformati, del cibo spazzatura e l’aumento dei fumatori, ma anche una maggiore aspettativa sulla lunghezza della vita, potrebbe portare i casi di tumore ad un incremento addirittura del 90% nei paesi emergenti del cosiddetto “Terzo Mondo”.

Freddie Bray, un ricercatore IARC, ha definito il cancro come “un sottoprodotto” indesiderato nei Paesi che hanno una maggiore istruzione, reddito e longevità. Diventa importante la prevenzione, per una malattia così costosa da trattare, soprattutto per i paesi poveri. I paesi in via di sviluppo debbono riuscire a trarre profitto dall’esperienza del mondo occidentale, evitare fin dall’inizio le abitudini (e i vizi) a cui nei paesi industrializzati non si riesce più a rinunciare.