Risonanza Morfica, qualcosa ci unisce tutti nell'etere invisibile

Secondo il biologo inglese Rupert Sheldrake esiste un principio di memoria in natura che ha chiamato “risonanza morfica“. Secondo questa teoria esiste un campo di informazioni condiviso per ogni specie. L’ipotesi del saggista britannico si basa sull’esistenza di campi collettivi di informazioni. Idee, pensieri, creati in natura: queste informazioni, secondo Sheldrake, sono un etere invisibile che influisce i membri di una specie, adesso e per sempre.

La connessione che tutti sentiamo o che abbiamo sentito, con il nostro partner o con il nostro amico amicale “portafortuna”, potrebbe essere spiegata attraverso la “risonanza morfica“, ossia con l’esistenza di questi campi morfici. Questo spiegherebbe anche il perchè alcune comunità del pianeta sembrano una sola entità connessa.

Se andiamo oltre a questa interessante ipotesi, anche se è o meno accertabile, si potrebbe dire che la “risonanza morfica” ci ricorda la responsabilità di ogni nostra azione , di ogni nostro pensiero e sentimento.

Il poeta inglese Francis Thompson (1859-1907) diceva: “Nell’universo tutto è interconnesso. Non puoi strappare un fiore senza disturbare una stella“.

Nella spiritualità della nostra esistenza in questa terza dimensione, la connessione con il divino mistero viene ripresa ovunque, da qualsiasi popolo o cultura.

Qualcosa ci unisce tutti nell'etere invisibile della Risonanza Morfica

Possiamo anche affermare con tranquillità che la “risonanza morfica” trova una certa similitudine anche con l’inconscio collettivo di Jung (Carl Gustav Jung, 1875-1961, psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico e psicoanalitico):

rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso contiene gli archetipi, cioè le forme o i simboli che si manifestano in tutti i popoli di tutte le culture“.